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Le verità nascoste  a cura di Orazio Paternò
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SEDUZIONI ESTIVE    

  TISANOREICA 2: UNA DIETA GRIFFATA BLUFF

Non volevo scheggiare questo primo vero scorcio estivo con polemiche o frasi dolenti. Mi ci costringe tale Gianluca Mech, (para)guru nutrizionale sponsorizzato dalla  griffe di Arcore e testimone alimentare della deriva di Mediaset. Già autore/promotore della prima versione della DIETA TISANOREICA che, come tante altre diete da archiviare, era un totale cedimento alla seduzione delle mode chiazzate dai due bluff più abusati: apologia delle proteine e ostracismo dei carboidrati. Nella versione attuale, la TISANOREICA 2, targata maggio 2015, l’affronto alla scienza si fa più spregiudicato pretendendo di apparecchiarci una tavola con prodotti a marchio registrato ancora più svuotati di carboidrati (c’era rimasto già poco), rimpolpati di proteine (non ce n’erano abbastanza?) e con un inedito, quello che cavalca l’attuale onda dei mercanti e dei furbi: la paura per il glutine (ne abbiamo parlato nel precedente articolo).

La dieta è chiosata con il solito campionario da Festival del Dimenticabile: contrasto agli inestetismi della cellulite, depurazione dell’organismo, controllo del metabolismo dei lipidi. Slogan e promesse che oramai dovrebbero indurre nausea e sonnolenza. Eppure siamo ancora fermi al palo: quello delle promesse legate al guinzaglio corto delle illusioni.


COLAZIONE CON ILLUSIONE


Allo scoccare di ogni estate è d’obbligo subire l’uggia della supercazzola stagionale che va salmodiando il vecchio adagio tanto caro agli addivanati cronici: “Non è necessario muoversi per dimagrire. Basta affidarsi alla miracolistica dell’elemento X e tutto è risolto!”

Il rimedio alchemico di oggi, targato “BULLETPROOF”, celebra il matrimonio tra BURRO E CAFFÈ sullo sfondo di una promessa da Festival del Grottesco: perdere fino a mezzo chilo di grasso al giorno. Cioè 5 volte tanto quello che brucia un maratoneta durante l’estenuante prova podistica dei 42 km e rotti.

Il metodo, che è stato tradotto in bevanda commerciale negli USA, ha subito trovato asilo su uno dei tanti siti nostrani devoti al mito del “naturale” e che traggono inesauribile linfa dalle carenze culturali che zavorrano lo Stivale.

Scorrendo tra le righe unte del sito si legge che non si tratta del banale burro tradizionale, ma di burro di Yak. Certo, perché la patacca perfetta deve avere in curriculum un sapore di esotico. È la famosa ciliegina necessaria a titillare fino all’orgasmo il velopendulo di certa fetta di pubblico.

Argomentazioni scientifiche per descrivere la fisiologia del clamoroso “miracolo”? Non pervenute…