ALIMENTAZIONE SPORT
DIMAGRIMENTO
  a cura di
Orazio Paternò
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L’OBESITÀ IN TV, OCCASIONE MANCATA

 

La televisione che parla di obesità. Poteva essere un’occasione, pur nella confezione di un prodotto con destinazione share. Invece si è inciampati nel solito (cattivo) gusto di voler stupire a tutti i costi.

Parlo del ciclo “OBESI, UN ANNO PER RINASCERE” e “OBIETTIVO PESO FORMA”, targati Real Time. Programmi in cui le telecamere documentano il calvario fisico e gastro-ascetico a cui degli obesi si piegano pur di raggiungere nel breve volgere di un giro- o addirittura di mezzo giro- di calendario un sembiante che si sposi con la parola decenza.

Il rapporto tra esigenza di qualità informativa e il bisogno di assegni da riscuotere in ascolti si è rivelato fortemente asimmetrico e sbilanciato sul secondo. Consegnando al pubblico un’idea epica e perciò distorta su cosa significhi dimagrire per una persona gravemente obesa.

Però è difficile resistere al virus dello spettacolo. E l’obesità diventa solo un problema di volontà. Dove la spunta solo chi accetta, di punto in bianco, di risollevare i propri destini adiposi a suon di  allenamenti quotidiani dal sapore militare e di avvilenti pasti dal piatto esangue. Non esiste gradualità per l’obeso che accetta le forche caudine dello spettacolo. E il messaggio che trasuda dallo schermo al telestupìto è che il risultato è solo frutto di un grossolano metodo quantitativo: più ci si massacra, più si perderà peso. Ed è qui la chiave di tutto. Nel perdere peso (cioè muscoli, acqua e sì, magari anche del grasso) grazie ad un’amalgama improvvisata di sport a catinelle e (de)nutrizione.

Trascurando un piccolo particolare: l’obeso grave è anche un sedentario cronico, spesso accompagnato da patologie più o meno silenti (sindrome metabolica, diabete, infiammazione sistemica) e con un organismo specializzato nel difendere il proprio livello di grasso “faticosamente” conquistato in anni di trekking tra il divano e la tavola. Fuori dall’epica del format catodico, il protocollo di approccio nei confronti di una persona obesa, alla luce di un patto di collaborazione tra il personal trainer il personale medico, segue un tracciato non certo breve e in ascesa verticale, quanto dolcemente inclinato e con un orizzonte temporale che vada oltre quella manciata di mesi utile solo ai tempi e ai sensazionalismi televisivi.

   
PERDERE DECINE DI CHILI IN POCO TEMPO

ESPONE AD UN DUPLICE CONTRACCOLPO:

  1. perdere più acqua e muscoli che grasso
  2. riguadagnare il peso perso entro 1-5 anni dal termine del trattamento-shock

È dunque d’obbligo partire con una valutazione della composizione corporea per capire se l’obesità è ornata da una buona massa muscolare e bassi livelli di ritenzione (obeso in fisiologia), oppure se siamo di fronte ad una persona che negli anni ha fatto scempio della propria massa magra lasciando che il comparto extracellulare si “allagasse” di acqua in sostituzione del muscolo perso (obeso non in fisiologia). 

Sono due obesità che chiedono trattamenti diversi sul piano dell’attività fisica e dell’alimentazione. La tavola, per esempio, non deve cercare un feroce debito di calorie nel caso di un obeso sano e dotato di una buona massa muscolare. Chi nutrirà poi quei muscoli che tengono alto il metabolismo?

 

  

L’indagine deve poi allargarsi alla distribuzione del grasso (centrale o periferico?), alla presenza di eventuali patologie (diabete e/o problemi cardiaci), di problemi osteoarticolari (dolori alle ginocchia o alla schiena) fino alla possibile assunzione di farmaci e chiudersi con un test di efficienza cardiovascolare (possibilmente un test di pochi minuti di camminata). Sempre in collaborazione con il personale medico, trattando quella che è una vera e propria patologia. 

Solo allora si potrà mettere nero su bianco un programma che intrecci forza e resistenza, ma che sia all’insegna della gradualità e della personalizzazione e non butterato dal greve spettacolo di una persona esposta al pubblico martirio e flagellata dalla frusta catodica affamata di sangue, di sudore e di cassa.  Così la smania di colpire il pubblico alimenterà la cultura del rimedio-a-tutto-e-subito. Serve invece un progetto di dimagrimento stabile e salutare. A misura d’uomo. E non di share. 

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