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Le verità nascoste  a cura di Orazio Paternò
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Ultime tendenze delle diete pazze

 La dieta-lampo Sorrentino

Leggendo il primo numero del 2013 del mensile targato RCS dedicato al wellness “OK salute e benessere”, mi imbatto in un articolo che fa un  panorama critico delle ultime tendenze in termini di diete. Un pezzo condivisibile perchè affronta il business delle diete senza regole e avalli scientifici con un approccio rigoroso. Senonchè, alla fine...Ma partiamo dall'inizio.  Tra le solite bufale iperproteiche e aberrazioni da TSO, ecco alcune delle diete in elenco nell'articolo che  hanno contribuito a produrre danni a tanti ignari cittadini: Dieta Dukan (Dukan radiato dall'albo dei medici francesi), Dieta del sondino (un tubetto nasogastrico per perdere peso. Superfluo ogni commento), Party Girl IV Drip Diet (somministrazione endovenosa di vit B,C, magnesio e calcio. Senza riscontri scientifici), Dieta dell'alcolressia (mangiare pochissimo, ma bere alcol senza restrizioni. Forse per “dimenticare” l'assurdità di questa dieta…?), The 6 weeks to Omg Diet (Omg= "Oh, my God!". Iperproteica-prima corbelleria- abbinata a pratiche masochistiche per aumentare la spesa calorica, come i bagni ghiacciati). Peccato che poche pagine dopo venga riportata, stavolta con l'avallo del giornale, una dieta della durata di 3 giorni per perdere velocemente i chili guadagnati durante le festività. La dieta-lampo è sponsorizzata da Nicola Sorrentino, professore di dietologia all’università di Pavia e autore del libro “La dieta Sorrentino”.

Come funziona questa dieta salva-taglia dei pantaloni? Attraverso un regime alimentare altamente restrittivo in termini calorici e che può benissimo rientrare nelle famigerate VLCD, cioè Very Low Calories Diet, nate in reparti ospedalieri che trattavano pazienti obesi prima di un'operazione chirurgica e poi diffuse tra un pubblico sano in maniera del tutto irresponsabile. Non è la solita dieta iperproteica, perché vanta di aver sdoganato i carboidrati, ma è ipocalorica in senso stretto, dato che oscilla dalle 650 alle 850 calorie. Gli obiettivi dichiarati? Tre, sostanzialmente:

1) azione disintossicante e antigonfiore

2) prepara l'organismo a bruciare i depositi di grasso

3) consente di perdere 1-2 kg in un lampo

 

Vediamo, punto per punto, perché perdere peso in questo modo è un atto irresponsabile per la salute delle persone e totalmente inutile per perdere grasso

 

1)    azione disintossicante e antigonfiore...? FALSO

 

 

 

 

Una dieta a così basso tenore calorico scatena un assalto alle riserve di viveri. Mancando cibo chi può far fronte alla richiesta di energia?  Non certo il grasso, e poi vedremo perché, ma la massa muscolare la quale paga immediatamente il prezzo di un dissennato semi-digiuno. Con quali conseguenze per salute e dimagrimento? La massa muscolare è formata da proteine. Il consumo di proteine a fini energetici produce una cascata di metaboliti a base azotata, tossica per l'organismo e che richiede l'impegno di parecchia acqua (urina) per smaltirla. E i grassi? Non vengono bruciati? Nell’ambito di questo regime alimentare i grassi vengono risparmiati, gelosamente conservati per far fronte ad una futura “carestia”. Quei pochi che verranno “bruciati” prenderanno delle vie metaboliche poco pulite, daranno vita a sostanze acide e di scarto chiamate corpi chetonici. Risultato? I corpi chetonici aggraveranno un Ph già orientato verso l’acidità dai prodotti di scarto derivati dal consumo di proteine muscolari. La loro presenza chiederà dunque un tributo in termini di ulteriori risorse idriche per “smacchiare” il sangue e ritornare ad un certo equilibrio acido-base. Dunque le diete-lampo da fame (e le diete molto restrittive in generale) non fanno altro che intossicare l’organismo, paradossalmente mangiando poco. Altro che “disintossicare”. Oltre all’acidità promossa dai corpi chetonici, c’è quella di tutte le proteine muscolari “bruciate” per ottenere quell’energia negata da un menù poverissimo. L’impennata di acidità costringerà il nostro organismo a ricorrere, per riportare i valori verso una più fisiologica alcalinità,  a preziose risorse, come il calcio delle ossa o le riserve di bicarbonato e magnesio.

In più, questo regime dietetico, per quanto breve (lo stesso autore mette in guardia dal protrarlo più di 3 giorni) mette l’organismo sotto stress (a cui magari si aggiungono altri stressors legati al lavoro, alla sfera personale o all’allenamento incompatibile con un simile paradigma alimentare) al quale si risponde con una sovrapproduzione di ormone anti-stress, il cortisolo. Purtroppo questo ormone, indispensabile alla vita se secreto in acuto, quando viene prodotto in quantità e tempi che travalicano la fisiologia (tra le 3 e le 7 del mattino, poi si dovrebbe ridurre nel corso della giornata per lasciare spazio ad altri colleghi ormoni) diventa un nemico della salute: aumenta l’accumulo di liquidi extracellulari, la cosiddetta “ritenzione idrica” e facilita il consumo di proteine muscolari per far fronte alla carenza di cibo. Con tutte le conseguenze sopra elencate. Inoltre la presenza di cortisolo è incompatibile con quella del Gh (ormone della crescita, indispensabile per “rassodare” quei muscoli faticosamente allenati durante la giornata) e del glucagone (ormone indispensabile per dimagrire), sopprime la risposta immunitaria, promuove la perdita di calcio dalle ossa e favorisce l’accumulo di grasso viscerale. E il grasso viscerale è quello che mette più a rischio la salute cardiovascolare.

In tema di regolazione ormonale legata al dimagrimento e all’alimentazione, questa nuova dieta-lampo prevede il consumo di carboidrati soprattutto la sera. E senza verdure. Una mossa avventata e piena di insidie per chi vuole dimagrire, dato che i carboidrati alzano l’insulina, ormone che abbasserà la produzione notturna di Gh e glucagone. L’assenza di verdure non porrà barriere (le fibre) all’assorbimento veloce di zuccheri e non garantirà dei presidi antinfiammatori (le verdure sono cibi alcalinizzanti) contro i danni dell’acidità cronica evocata da questo stress alimentare.

Morale: dieta da fame = intossicazione, gonfiore, perdita di peso in termini di massa muscolare (non grasso) e acqua (per smaltire la sovrapproduzione di scorie), ritenzione e aumento di acqua extracellulare (per rottura delle membrane cellulari che riversano il loro contenuto d’acqua all’esterno), aumento del grasso viscerale, ostacolo agli ormoni rassodanti e brucia-grasso, acidità cronica.

 

2)    prepara l'organismo a bruciare i depositi di grasso…? FALSO

 

 

 

Come abbiamo visto, questo regime spartano mette sul fuoco i muscoli che vengono letteralmente cannibalizzati per ottenere zuccheri e quindi energia. I muscoli sono tra i tessuti del corpo che consumano più calorie a riposo (a loro carico circa il 19% delle calorie spese a riposo). Meno muscoli, meno calorie spese nella giornata, meno dimagrimento. Con l’aggravante che di fronte a quella che l’organismo legge come una carestia, mette in atto un’altra preoccupante difesa: il rallentamento del metabolismo. Noi mangiamo poco per bruciare di più? Il nostro organismo, forte delle difese sviluppate in millenni di evoluzione, mette il freno a mano e diventa estremamente efficiente nel risparmiare energia.

Morale: dieta da fame = più difficile perdere grasso perché l’organismo entra in regime di economia energetica

 

3)    consente di perdere 1-2 kg in un lampo…? VERO/FALSO

 

 

L’unica (mezza) verità  attribuibile alle diete da fame. E’ vero che con questi regimi calorici  si perde peso (non grasso) a velocità impressionanti, ma semplicemente perché:

a)     si perde massa magra per far fronte alle inevase richieste energetiche

b)    si perde acqua per disintossicare l’organismo appesantito da acidi urici e corpi chetonici

c)     si perdono gli zuccheri di riserva, circa 500 gr, disposti tra fegato e muscoli

d)    si perde l’acqua legata agli zuccheri di riserva (più di un litro)

e)     quando si riprende a mangiare normalmente il peso perso in acqua e muscoli viene subito riguadagnato (per essere pronto ad affrontare una futura carestia), ma in grasso.

 

Disidratazione e ritenzione idrica sono in contraddizione?

 

 

Due dei nefasti effetti delle diete poverissime di calorie è quello che potrebbe apparire un ossimoro fisiologico: ritenzione e disidratazione. In realtà le due condizioni possono benissimo convivere senza contraddizioni. Come? Come abbiamo potuto capire in questi regimi alimentari da terzo mondo scattano sia dei meccanismi di auto cannibalizzazione, per sopperire alla scarsità di cibo, sia una promozione della diuresi, per smaltire l’enorme quantità di metaboliti tossici prodotti dal semi digiuno. Tutto questo porta ad un bilancio negativo di acqua, dato che se ne deve usare molta per “lavare” il sangue dagli acidi urici e dai corpi chetonici. La poca acqua che resta si distribuisce male perché esce dall’ambiente intracellulare di molte cellule muscolari che vengono rottamate per ricavarne zuccheri ed energia. Questo allagamento dei comparti extracellulari produce gonfiore, altro che sgonfiare.

In sostanza: si perde acqua e la poca rimasta va dove non dovrebbe esserci in un individuo sano. Alla misura della bioimpedenza il comparto extracellulare risulta “iperidratato” registrando valori superiori al fisiologico 38-40%. In tal caso dovrebbe scattare l’allarme e indurre all’immediato dietrofront rispetto a queste diete scellerate. Che non si dovrebbero nemmeno iniziare. Per ristabilire l’equilibrio idrico e recuperare la massa muscolare persa ci vorranno ben più di tre giorni e costerà tempo e fatica. Ne vale la pena?

 

 

Quali sono i fabbisogni calorici secondo le linee guida ufficiali?

 

 

 

Se non è possibile fare una stima del metabolismo attraverso una misurazione della massa magra e della massa grassa, in modo da scorporare quest’ultima dal calcolo (il grasso ha un consumo calorico irrisorio) si può fare riferimento alle recenti tabelle pubblicate dall’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare).

Considerando uomini e donne tra i 30 e i 49 anni con uno stile di vita moderatamente attivo e con un indice di massa corporeo di 22 il consumo calorico oscilla tra le 2000 e le 2600 calorie giornaliere. Mentre ragazze e ragazzi di 17 anni subordinati agli stessi parametri di attività fisica e BMI dovrebbero consumare tra 2300 e 2900 calorie al giorno.

  

 

Conclusione

 

 

La dieta Sorrentino mostra, da una parte, un’aderenza ai classici programmi dimagranti parascientifici basati su una restrizione calorica intollerabile (si mangia pochissimo), dall’altra di andare in controtendenza sdoganando la pasta e mettendo un severo freno a proteine e grassi. Purtroppo fa lo stesso errore delle classiche diete iperproteiche: apologeta di un macronutriente (i carboidrati), esorcista degli altri (proteine e grassi) adulterando senza basi scientifiche le quantità dei tre principali nutrienti. In totale disaccordo con le linee guida internazionali. Carboidrati, proteine e grassi sono tutti indispensabili ad un regime alimentare corretto, secondo il paradigma corrente di 55-60% (carboidrati), 15-18% (proteine) e 25-30% di grassi. Rinunciare in maniera drastica ad uno solo di essi produce squilibri e attiva dei sistemi di difesa organici che non sono certo di aiuto al dimagrimento e alla salute. Un regime così ristretto, sbilanciato e mal distribuito (600-800 calorie giornaliere, colazione frugale e piatti ricchi di carboidrati la sera, cioè il contrario di quanto si dovrebbe fare) non fa altro che impoverire le ossa di calcio, rallentare il metabolismo, aiutare la ritenzione idrica, lo stato infiammatorio e la perdita di massa magra. Perdere grasso è un percorso che richiede tempi fisiologici che sono  ben lontani da quelli fantasiosi garantiti dalle diete-lampo come quella del Dott. Sorrentino e non solo.

Da evitare, anche per soli tre giorni.

 

           

Bibliografia/sitografia

 

Katch, Mc Ardle “Alimentazione nello sport”, Casa Editrice Ambrosiana 2001

http://www.ilfattoalimentare.it/efsa-nutrizione-fabbisogno-energetico.html

http://www.portaledinu.it/

http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/130110.htm