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Le verità nascoste  a cura di Orazio Paternò
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GLI ANABOLIZZATI DELLA DOMENICA
E IL MALE DELLA GLORIA EFFIMERA



Le Olimpiadi si giocano oramai nelle gare amatoriali: giovani e meno giovani fuori dai circuiti delle federazioni ufficiali ma non per questo meno accaniti degli agonisti. Una lotta all’ultimo sangue tra vivi morenti per contendersi uno strapuntino di gloria tra gli amici del bar o tra i colleghi di ufficio, oppure l’occhiata ammirata nella passerella dell’acquapark per un bicipite scolpito. Per arrivare ad avere un faro puntato nel vernissage dei circuiti master. Nulla di male nel vedere tante persone dedicarsi allo sport con passione. Per salute e per uccellare la sinistra mietitrice. Purtroppo la vana gloria, il proscenio della vittoria a tutti i costi, e, non da meno, una sindrome da Dorian Gray in crescita esponenziale col passare degli anni spingono molti a ricorrere all’ “aiutino”. Prendiamo il ciclista amatore. Parte con il Ventolin, farmaco anti-asma, per aprirsi i bronchi e avere più ossigeno. Magari abbinato ad un antinfiammatorio come l’Aulin. Dopo i primi risultati, si passa anche alle supposte al cortisone. Un cocktail antifatica. Ma anche una combinazione mortifera. E si accende la prima spia: la tachicardia. Il nostro amatore comincia ad acquistare prestigio nel pianerottolo del condominio, ma anche nel sottoscala dell’ufficio qualcuno si accorge della sua esistenza. Non contento, vuole di più. Vuole il riconoscimento da parte di tutto il gruppo della bocciofila, dello stalliere dell’ippodromo e un’ammiccamento tanto atteso dalla signorina Silvani di fantozziana memoria. Però non si rivolge al doping per eccellenza del ciclismo: l’EPO. Costa troppo e per questo non è molto diffusa tra gli amatori. Poveri…però così si risparmiano anche possibili infarti, ictus e trombosi per un sangue talmente arricchito di globuli rossi da diventare denso come marmellata. Il passo agli anabolizzanti è breve. Gli anabolizzanti sono i derivati sintetici del testosterone. Muscoli assicurati. Le salite sono un tripudio di tonica potenza atletica. Che nell’alcova si trasforma in flaccida  impotenza.  Ora il nostro eroe del doping della domenica è tachicardico e impotente. E un po’ più povero, dato che gli anabolizzanti arrivano a costare 500 euro a settimana. A chi vanno questi soldi? Attualmente si può fare tutto con internet. Oppure restare fedeli alla tradizionale complicità di quella sordida rete di personaggi che vivono alla busca: dall’amico che smercia fiale e compresse, al gestore della palestra che arrotonda sino al medico o farmacista spregiudicati. E non è un giro di affari da poco. In Italia i morituri consumatori di sostanze dopanti sono 250 mila, tra professionisti e amatori, per un giro d’affari di 425 milioni di euro.

Forse l’amatore, in virtù del suo status, si sente al riparo da sanzioni giudiziarie. Peccato che la giustizia ordinaria non faccia differenza tra dilettanti e professionisti: chi si dopa o spaccia e/o somministra doping può essere passibile di una pena che va dai 3 mesi ai 3 anni. Ah, già…dimenticavo l’indulto!

Torniamo ai nostri amatori, pronti ad immolarsi nel liquame del doping per quel quarto d’ora di gloria giocato tra pedalate o addominali scolpiti. Ma cambiando scenario. Il nostro amatore non è un corridore, ma ama il body building. Si compiace legittimamente del proprio corpo. Scolpito e grosso…ma non abbastanza. L’impegno in palestra è ostinato, costante, religioso. Vietato ciancicare. Il fisico si adatta ai carichi allenanti in un crescendo parallelo di carichi e di muscoli. Finchè…la genetica dice stop. D’ora in poi, a dispetto dell’allenamento, non è più possibile crescere. I suoi geni hanno raggiunto il picco del loro potenziale. La miostatina (enzima che blocca la crescita muscolare) ha vinto. Dismorfofobia e frustrazione fanno inaspettato capolino. E si fa strada l’idea del famoso “aiutino”. Magari incoraggiata dall’istruttore o da un altro frequentatore della palestra adusi a solleticare il velopendulo delle vittime salmodiando con falsi argomenti pseudo-medicalizzati l’innocuità del doping. Ora il Nostro è pronto al grande salto: dribblare i limiti della genetica grazie ad un paio di ormoni, il Gh (ormone della crescita) e il testosterone. Le cose si fanno davvero serie. Gli anabolizzanti in questione hanno un effetto fuori, sul bicipite. Ma anche dentro, sul cuore. E, quasi per un mortale contrappasso, gli anabolizzanti aumentano le dimensioni del bicipite e del cuore. Esponendo il Nostro ad una possibile morte improvvisa per infarto. Non è un’equazione, ma con gli anabolizzanti la percentuale di probabilità di infarto è di molto superiore a quella della popolazione normale. Ma non solo. Le mortifere sostanze sono un ottimo viatico per i tumori, il diabete, la cirrosi epatica. Senza trascurare la sfera psichica. Gli anabolizzanti danno un senso di invincibilità e di euforia psichica. Che sfocia nell’aggressività. Poi, quando il ciclo deve essere interrotto, si affacciano i demoni dell’astinenza: ansia, depressione e tendenze suicide. Anche perché alla sospensione del ciclo il testosterone del Nostro resta sotto i livelli basali per molto tempo. Niente doping e niente ormoni autoprodotti (endogeni) e si perdono muscoli alla velocità della luce. E l’autostima chiede asilo politico all’estero.

Un gruppo di ricercatori finlandesi ha riportato su Sports Medicine che i bodybuilder che avevano utilizzato ormoni a lungo e a dosi elevate, anche dopo 10 anni dalla sospensione dell’assunzione, la mortalità per cancro, le malattie cardiache, il suicidio si è rivelato 25 volte maggiore che nella popolazione di controllo.

Insomma, tra doping per la resistenza o per la forza i nostri amatori del doping sono l’incarnazione di una delle peggiori contraddizioni moderne: dimostrare eterna giovinezza e imperituro vigore al prezzo di una precoce dipartita. Morire giovani, ma belli.

Pensavate che fosse finita qui? Eh, no! Dopo i corridori e i pesisti manca all’appello…lo scacchista! E di cosa si può fare lo scacchista? Di cocaina o ecstasy? No, quelle sono droghe che esaltano, accelerano, sconvolgono. Mentre lo scacchista deve essere lucido e calmo. Allora il famigerato Ritalin? Quello usato per sedare i bambini iperattivi? No, rallenta troppo i riflessi. Allora che fare? Il nostro povero scacchista rischia di restare confinato tra i nerd del doping. Un ronin, un uomo alla deriva ostracizzato dal pantheon dei dopati da salotto. Scherzavamo, dai! Anche lo scacchista può barare con la pillola giusta, se vuole. E chiamare “scacco matto!” a suon di dexedrina: la magica pasticca che ti permette di anticipare gli scenari della scacchiera velocemente e lucidamente. Altrettanto rapidamente compaiono i primi effetti collaterali: calano la fame e il sonno. Palpitazioni, problemi cardiovascolari e dolori al torace. Magari lo scacchista è preso da un rigurgito di dignità e, soprattutto, di paura e decide di sottoporsi a cure psichiatriche. Però trascinandosi gli ultimi regali della pillola: crisi di panico e disturbo bipolare.

Per chiosare in allegria: la dexedrina è una di quelle amfetamine usate come anoressizzanti per dimagrire. Nel grasso come nella salute. E qualche donna del doping antigrasso ci ha anche rimesso la pelle.

Ad multos annos!