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  a cura di Orazio Paternò
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L’IRRESISTIBILE FASCINO DELL’ESOTICO

CONFRONTO TRA MELOGRANO, BACCHE DI GOJI E DI ACAI

 

 

INTRODUZIONE

Ieri papaya, mango, avocado, ananas…oggi mangostano, goji, acai…Dal Sudamerica all’Asia le lussureggianti foreste ci rivelano d’incanto  e a cadenza periodica l’esistenza di frutti dal miracolo a portata di mano. Da raccogliere tra i sentieri del macchiettismo modaiolo. La bulimia per l’esotico che a singhiozzo investe lo Stivale, ma anche tutto il Vecchio e il Nuovo Mondo industrializzato racchiude una perfetta sintesi della perpetua ricerca dell’Arca perduta. Senza l’epica di Indiana Jones, sostituita dalla noia salottiera di personaggi sprofondati nel divanismo esistenziale, anziché nella ricerca culturale. Il sintagma “esotico-salvifico” viene martellato  secondo il solito spartito. Quello del markeTTing che fa leva sulle note paure che ci portiamo appresso. E che ci induce a virare senza pensare verso prodotti dai dubbi benefici supplementari rispetto ai tradizionali-locali. Pagando a caro prezzo un tuffo nel catino della superstizione. L’idea alla base del culto del frutto esotico è quello dei mille pregi in esso racchiusi. Dal potere anti-age alla taumaturgia per tutti i gusti, che si tratti di raffreddore o di tumore.

Il frutto viene messo in vetrina azzimato come la star del frutteto e a disposizione di un pubblico famelico d’immortalità. Il quale va in scialorrea para-mistica di fronte al rosario di molecole-taumaturgiche e dal sapore accademico: polifenoli, antocianine, epicatechine… Spacciate come ospiti esclusive del frutto del momento, mentre si dimentica che tanti altri frutti meno geograficamente blasonati danno ricovero alle stesse sostanze e nelle stesse quantità. Se non in quantità maggiori.

  

Prima di fare una disamina della letteratura scientifica di melograno, Goji e Acai e capire  dunque se vale la pena investire sull’esotico, vediamo in breve quali domande dobbiamo farci e quali ragionamenti bisogna percorrere prima di arrivare a diagnosticare la supremazia nutrizionale di un frutto su tutti gli altri

 

  1. La/o le molecole oggetto di tanta attenzione contenute in quel frutto esotico presentano livelli significativamente più alti di un altro frutto più economico e a portata di mano?
  2. Livelli significativamente più alti della molecola di interesse arrivano intatti nel sangue?
  3. Esiste il rischio che le molecole per noi interessanti possano essere distrutte dai succhi gastrici o che arrivino nel sangue trasformate in prodotti meno interessanti dal punto di vista biologico?
  4. A fronte di molecole “buone” il frutto può contenere altre molecole che ne attenuano/sopprimono gli effetti?
  5. Basta un pugno di antiossidanti per scongiurare malattie importanti? Per quanto elevata sia la capacità antiossidante di un frutto (misurata in ORAC, per esempio, che misura la capacità di assorbimento del radicale ossigeno), cosa può fare di fronte ai disastri ossidanti e infiammatori di malattie gravi? Ricordiamo che il cavolo, ad alto potere antiossidante, ha un ORAC di 1700/100 gr, mentre una sola sigaretta produce 10 miliardi di radicali liberi. Una lotta impari, dove frutta e verdura, per quanto importanti, assumono il sembiante di una nano in un villaggio di giganti
  6. Le dosi utili per prevenire certe malattie sono tali che per raggiungerle attraverso il prodotto sarebbe un suicidio. Vedi il caso del resveratrolo (antiossidante del vino): bisognerebbe bere 20 litri di vino rosso al giorno per avere una protezione apprezzabile garantita da quei 50 mg di resveratrolo che dovrebbero esserci nel sangue (1 lt di vino rosso ne contiene 0,3-0,5 mg/lt)
  7. Allora il principio attivo del frutto viene concentrato in un succo o integratore. Ma, come già accennato, assumerlo per via orale ci costringerebbe ad assumerne grandi quantità per far arrivare nel sangue quella frazione di prodotto utile. Senza contare che potrebbe essere totalmente distrutto dall’acidità dello stomaco. Tant’è che molti studi analizzano gli effetti delle molecole introducendole per infusione
  8. Una sostanza benefica a certi dosaggi, può rivelare il suo lato oscuro a dosaggi elevati. E diventare tossica. È il caso del selenio, estremamente abbondante, per esempio, nelle noci del Brasile, uno dei tanti frutti oggi alla moda. La dose ritenuta tossica è di sole cinque volte superiore alla soglia giornaliera (50 microgrammi).
  9. Infine esiste il problema del pensiero ottimistico per cui basta assumere una sostanza, o un gruppo di sostanze, per risolvere i problemi attivando un meccanismo che coinvolge invece decine di sostanze
  10. La sostanza che uccide il cancro…? Ogni frutto esotico che si rispetti si porta dietro la fama di antitumorale. E si cita la molecola del caso che ha dimostrato di uccidere cellule cancerose in…vitro. Ma in vitro tante cose possono essere fatali per il tumore. Ad esempio, il cafestolo e il kahweol, due diterpeni presenti nel caffè, si sono dimostrati utili nel combattere il mesotelioma pleurico maligno tramite apoptosi. Ma solo su cellule in provetta (Journal of Biomedical Science, 2012). Non si può ricavarne una regola, e dunque una terapia, utile per un organismo complesso. Altre sostanze che uccidono il tumore in provetta sono: il limone, la propoli, il bergamotto, il pomodoro, certi tipi di fungo velenoso, il caffè di cui si è parlato. Ma anche la fiamma ossidrica, l’acido cloridrico e il veleno di serpente. Anche se nessuno si sognerebbe di curare un malato con il morso di un serpente velenoso o con il “trattamento” della fiamma ossidrica. Salvo di Grazia, medico che si occupa di sconfessare tutte le bufale della pseudo medicina, scrive nel suo blog: “Il nostro organismo assimila, cambia, metabolizza, estrae, espelle queste sostanze, in una marea di meccanismi e trasformazioni che possono comportare una fortissima differenza tra la sostanza che “entra” nel corpo e quella che “arriva”dove desideriamo e spesso ciò che “arriva” sull’organo che ci interessa non ha più nulla a che vedere con la sostanza di partenza. La molecola iniziale, inoltre, può essere troppo tossica per il corpo umano o, trasformata, perdere del tutto le sue proprietà “benefiche”  (http://medbunker.blogspot.it/)  

 

ECCO UNA TABELLA DEGLI ANTITUMORALI DI TURNO

  

LI ASSUMIAMO TUTTI E IL TUMORE NON C’È PIÙ. 

TROPPO FACILE…

  

 
FATTA QUESTA INDISPENSABILE PREMESSA, facciamo un sereno confronto tra tre frutti dall’elevato potere antiossidante, quello più ricercato oggi sul mercato ortofrutticolo. MELOGRANO, BACCHE DI GOJI E BACCHE DI ACAI.

 
Una sfida all’ultimo antiradicale, per capire se l’esotico rappresenta davvero l’ultima ridotta dei frutti antiossidanti o se possiamo trovare degli analoghi nostrani, come il melograno. Senza scomodare Brasile o Cina per cercare inesistenti chimere salutistiche. Se invece vi lasciate guidare solo dal gusto, allora non ho nulla da eccepire.

Con questa analisi non voglio guastare la porrata a nessuno, ma semplicemente giustificare che le scelte siano guidate dalla testa e non dalla pancia. Soprattutto se, in nome di dubbi vantaggi sul prodotto tradotto dall’altra parte del mondo, ci viene chiesto un supplemento di spesa.

 

Vediamo MELOGRANO, BACCHE DI GOJI e ACAI. Uno per uno…

   

 

MELOGRANO

 

Non indugiamo in stucchevoli descrizioni botaniche di questo e degli altri frutti. Poco importano. Piuttosto cerchiamo di tenere il cervello (e le orecchie) lontano dal trapestio del gossip pubblicitario per avvicinarlo al silenzioso rigore della ricerca scientifica.

Anno in corso, 2014. La rivista Food &Function lancia il sasso nello stagno: l’estratto di melograno promette bene (studi in vitro) nel tenere a bada gli AGEs e le malattie ad essi collegate come il diabete di tipo II e l’Alzheimer. Badate bene: si parla di studi in vitro e di estratto di melograno.

 

L’anno precedente, il 2013, una review pubblicata da Nutrition Research aveva raccolto gli studi sugli effetti di alcuni componenti di buccia , fiori e semi del melograno su culture di cellule, su animali e sull’uomo e messi in relazione alla prevenzione e al trattamento del diabete di tipo II. I benefici sul diabete di tipo II sarebbero legati, affermavano gli studiosi, alla riduzione dello stress ossidativo e della perossidazione lipidica.

Perché?

1.     neutralizzano le specie ossidative dell’ossigeno

2.      incrementano l’attività di certi enzimi antiossidanti

3.      promuovono la chelazione di metalli

4.      riducono la formazione di resistina (ormone prodotto dal grasso che promuove resistenza all’insulina), inibendo o attivando certi fattori di trascrizione (fattore nucleare kB o il recettore peroxisome proliferator-activated receptor gamma-PPAR-gamma o PPARG-).

5.     Estratti dai semi del melograno hanno dimostrato di produrre un abbassamento della glicemia.

6.     Alcuni acidi già noti del m., come l’acido gallico, oleanolico, ursolico…hanno dimostrato effetti anti-diabetici. Stessi effetti anti-diabetici hanno mostrato tannini e antocianine contenuti nel succo di m.

Nonostante gli effetti promettenti, la review incoraggia ulteriori studi prima di raccomandare il melograno o i suoi estratti nel trattamento medico del diabete di tipo II

  

   

Anno 2013. Sempre la rivista Food &Function pubblica una revisione di studi in vivo e in vitro dove si dimostra che il melograno esercita effetti ipoglicemici, inclusa l’aumentata sensibilità all’insulina e il miglioramento dell’attività dei GLUT-4  (glucotrasportatori), ma è anche responsabile di una riduzione del colesterolo totale, del miglioramento del profilo lipidico ematico, produce effetti anti-infiammatori attraverso la modulazione della via del recettore peroxisome proliferator-activated receptor gamma (PPARG). Questi effetti possono anche spiegare come i composti derivati dal melograno possano aiutare a trattare gli spiacevoli risvolti della sindrome metabolica. Tra i composti attivi nel produrre benefici troviamo i polifenoli (antocianine), acidi fenolici e acidi grassi.

Tutto bene, allora? Trovato il Santo Graal del salutismo buono per tutte le stagioni e per tutte le malattie? Non proprio, visto che la conclusione stronca i facili entusiasmi sollevati nell’ingenuo lettore che aveva magari trascurato il particolare fondamentale dello studio in vitro (toh, ancora!) e in vivo, ma su animali.

Infatti in coda al documento si ammette con franchezza che “Studi clinici ed epidemiologici servono per corroborare i promettenti risultati ottenuti in vivo e in vitro”.

 

 

  
Nel 2012 invece, la revisione di studi di Nutrition avanzava l’ipotesi di effetti antiobesità, ma si riconosceva quanto gli studi in questo campo fossero ancora molto limitati

  

 

 

 

 

 

MELOGRANO

EFFETTI PROMETTENTI

  • RIDUZIONE GLICEMIA A DIGIUNO (nei diabetici di tipo II)
  • MIGLIORAMENTO DELLA SENSIBILITÀ INSULINICA

     (nei diabetici di tipo II)

  • RIDUCE IL COLESTEROLO LdL
  • RIDUZIONE AGEs
  • ANTI-INFIAMMATORIO e ANTIOSSIDANTE
  • RIDUCE GLI EFFETTI DELLA SINDROME METABOLICA
  • ANTITUMORALE, GRAZIE ALL’ACIDO ELLAGICO (CANCRO ALLA PROSTATA E ALLA MAMMELLA)
  • ANTIOBESITÀ
  • L’ERBORISTERIA LO PROPONE CONTRO LE EMORRAGIE INTESTINALI, LA DIARREA, COME GASTROPROTETTIVO, DIURETICO, COME RINFRESCANTE DELLE GENGIVE, ANTITROMBOTICO, ANTIALLERGICO

 

Qualche anno prima, nel 2008, la rivista The journal of Pharmacy and Pharmacology svolgeva una mini-review che squadernava i principi bioattivi del frutto e i suoi potenziali sulla salute. Fino al trattamento del tumore alla prostata. Ipotesi promettenti, ma…leggiamo lo studio.

 
Dai semi di melograno si ottiene un olio unico, l’80% del quale è costituito da acido punicico (acido grasso polinsaturo). Inoltre quest’olio contiene genisteina (isoflavone ad effetto estrogenico e antiossidante) e cumestrolo, un fitoestrogeno con debole azione estroginica (come la genisteina). Il melograno è anche una delle poche piante conosciute in natura a contenere lo steroide sessuale estrone.

Recentemente elevato al grado di “superfrutto” insieme ai mirtilli, è ricco di composti antiossidanti, come le antocianine (polifenoli), l’acido ellagico e le punicalagine (tannini). L’attività antiossidante degli estratti di melograno supera quella del più famoso the verde e promette bene nel trattamento del cancro alla prostata. Gli effetti sulla salute del melograno hanno suscitato l’interesse della ricerca sin dal 1999, quando ricercatori israeliani trovarono terreno fertile nelle potenzialità antiossidanti del frutto. Dimostrarono che il consumo giornaliero di succo di melograno abbassava drasticamente l’LdL portando all’eliminazione delle placche coronariche (Schubert et al 1999). Gli effetti anti-aterosclerotici negli animali sarebbero ascritti alla presenza di acido ellagico (Yu et al 2005). Albrecht et al (2004) dimostrarono un effetto di riduzione significativa su cellule tumorali della prostata dato dai polifenoli del frutto, ma in vitro.  Altri studi hanno dato buoni risultati circa gli effetti anti-proliferativi e pro-apoptotici (si parla di tumori alla prostata e al seno) degli estratti di melograno con acido ellagico. Risultati frutto di esperimenti su colture cellulari o su animali. Invece la biodisponibilità di acido ellagico negli uomini non è ancora stata studiata a fondo. Molto potrebbe perdersi nel processo di assorbimento. Si chiedono ulteriori studi di farmacocinetica, per dirimere la questione. Per di più la presenza di acido ellagico libero nei cibi è rara. Inoltre l’effetto antitumorale è ascrivibile solo all’acido ellagico, mentre altri componenti del succo e ad effetto pro-estroginico possono favorire la diffusione dei tumori alla prostata ormone-dipendente.

IN CONCLUSIONE, gli studi sono insufficienti per dichiarare certe le proprietà del melograno (vedi acido ellagico) come elemento di prevenzione e trattamento del tumore. Negli studi fatti sul melograno (ma vale per tutti i frutti) ciò che ha dimostrato proprietà interessanti non è il frutto in toto (anzi, alcuni elementi pro-estroginici del melograno sono da escludere se si parla di combattere i tumori alla prostata ormono-dipendenti), ma solo alcuni principi (vedi acido ellagico) che devono essere estratti e dosati. Per ultimo, c’è da considerare il problema della biodisponibilità delle sostanze presenti nel frutto (per esempio, che il famoso acido ellagico sia in forma libera) che devono poi raggiungere una concentrazione plasmatica decorosa.

In ogni caso il frutto ha dimostrato proprietà antiossidanti superiori alle catechine del the verde, curcumina, resveratrolo e genisteina offrendo delle prospettive più incoraggianti.

Insomma, siamo sempre nel campo del possibile, ma da accertare. In una strada ancora lunga da percorrere. Come la scienza ammette onestamente. Abbiamo però una certezza: il potere antiossidante del melograno è superiore ad altre molecole già in passato celebrate e incensate.

 

 

BACCHE DI GOJI

(Lycium barbarum)

 

Anno 2005. Il mito è già vivo. Il British Journal of Nutrition  ha pubblicato uno studio su 14 soggetti e durato 28 giorni. Obbiettivo: verificare se l’introduzione di 15 gr al giorno di bacche di Goji potesse elevare i livelli sierici di zeaxantina, un carotenoide ben rappresentato nel frutto e ritenuto utile nel prevenire la degenerazione maculare senile. Dopo il periodo di supplementazione i livelli sierici di zeaxantina sono aumentati di 2,5 volte, vero. E dimostra che la zeaxantina delle bacche di Goji è biodisponibile. Ma i ricercatori concludono che questi dati supportano la strategia di condurre altri studi su come l’alimentazione potrebbe mantenere la densità dei pigmenti maculari.

Gli studi comunque attribuiscono la prevenzione della degenerazione maculare e della cataratta non tanto alle bacche di Goji, quanto al consumo di vegetali a foglia verde, ricchi di zeaxantina e luteina (Planta Med. 2010)

 

Passiamo al 2010. La rivista Planta Medica ci dice che:

 

  1. Gli LBP (i polisaccaridi della bacca), primi costituenti del frutto,  hanno dimostrato proprietà antiossidanti e altre proprietà farmacologiche, interessanti per affrontare ateroscleosi e diabete. Inoltre altri componenti della bacca avrebbero mostrato proprietà epatoprotettive, mentre il suo tradizionale uso nel trattamento dell’ipertensione sarebbe giustificato dall’azione inibitoria sul sistema renina-angiotensina
  2. Il secondo gruppo dei composti più rappresentati sono i carotenoidi che aumentano al procedere della maturazione del frutto
  3. Le principali vitamine sono la riboflavina, la tiamina e la vitamina C (42 mg/100 gr, come il limone)
  4. Sono presenti anche i flavonoidi
  5. Non mancano acidi grassi essenziali come l’acido linoleico
  6. Sono state rintracciate piccole quantità di taurina e betaina

 

Va sottolineato che gli studi farmacologici sulle bacche di Goji sono stati condotti quasi esclusivamente in Cina e fatti su estratti acquosi o su frazioni più o meno purificate di polisaccaridi. Non ci sono dunque dati sulla farmacocinetica degli LBP sull’uomo e la loro biodisponibilità non è studiata.

Gli studi si sono concentrati sulle proprietà antiossidanti e immunomodulatorie nel contesto di malattie età-dipendenti come l’aterosclerosi, la neurodegenerazione e il diabete.

 

Studi in vitro e in vivo hanno attribuito le proprietà antiossidanti agli LBP e ai flavonoidi. Anche la betaina presente nel frutto parrebbe coinvolta nel processo antiossidante.

Gli LBP hanno dimostrato proprietà antiossidanti, anticolesterolemiche e anti-trigliceridi, di abbassare la glicemia postprandiale e l’insulina a digiuno, ma su animali

 

Studi su LBP e cancro. Le propreità immunomodulatorie hanno raccolto l’attenzione in prospettiva di terapie contro il cancro. Gli LBP promuoverebbero la proliferazione di Linfociti-T, ma in vitro su cellule animali. Gli LBP eserciterebbero la loro attività sul sistema immunitario attraverso il miglioramento dell’espressione di alcune citochine e fattori di trasporto.

SEMPRE SU ANIMALI e grazie all’azione di frazioni purificate di LBP si è osservato:

-aumento della fagocitosi dei macrofagi

-proliferazione dei linfocito splenici

-aumento dell’apoptosi delle cellule tumorali (studi su linee cellulari di epatoma umane, ma in vitro e grazie ad un estratto acquoso)

-inibizione della proliferazione di cellule cancerose alla prostata, ma in vitro

- inibizione della proliferazione di cellule cancerose al seno (grazie ad un estratto acquoso con scopoletina, altro elemento attivo del frutto)

-l’iniezione di LBP in topi trattati con radio-chemioterapia ha diminuito la perdita di cellule rosse e bianche del sangue

-proprietà neuro protettive (con un estratto acquoso del frutto e verificate in vitro da un solo gruppo di studio di Hong-Kong)

  

 

  
Anno 2011. BACCHE DI GOJI PER DIMAGRIRE?

Il Journal of the American College of Nutrition pubblica uno studio, ben condotto perché randomizzato, in doppio cieco e con placebo-controllo, ma con il limite del tempo (14 giorni) e su un numero non pervenuto di soggetti ha dimostrato che il succo di bacche di Goji aiuterebbe ad elevare il metabolismo e a ridurre la circonferenza della vita.

 

Anno 2011. BACCHE DI GOJI CONTRO LO STRESS OSSIDATIVO DA ESERCIZIO?

L’International Journal of Molecular Sciences mette a disposizione uno studio sui topi che avrebbe dimostrato un effetto dell’LBP nel diminuire gli effetti dello stress ossidativo (riduzione della produzione di malondialdeide e aumento degli enzimi antiossidanti SOD  e glutatione perossidasi) dopo esercizio ad esaurimento. Però siamo ancora alla fase della sperimentazione animale.

 

 

Anno 2011. Lo studio fa capo alla rivista Cell Biology and Toxicology 

Incoraggianti risultati, ma in vitro, contro cellule cancerose della cervice da parte del principio attivo contenuto nelle bacche di Goji, il 2-O-β-D-Glucopyranosyl-L-ascorbic acid (AA-2βG), una forma stabile simile alla vitamina C. L’effetto è dovuto all’attività citotossica e antiproliferativa del composto in esame. Infatti i ricercatori chiudono definendo le bacche di Goji come potenziale supplemento dietetico e agente anticancro nella prevenzione e nel trattamento del cancro alla cervice uterina.

 

Nel 2012, la rivista Journal of Investigational Allergology and Clinical Immunology 2012

Metteva la pulce nell’orecchio a chi pensava di fare tuffi carpiati tra le bacche di Goji. Gli studiosi dicevano di non sottovalutare il potenziale allergenico di questi frutti negli individui già allergici a certi cibi, in particolare a quelli allergici ad un particolare tipo di proteine, dette LTP (lipid transfer protein, polisaccaridi presenti anche nella buccia di pesca).

 

Stesso anno, il 2012. La rivista Inflammopharmacology avanzava l’ipotesi del frutto come potenziale agente antitumorale, grazie a principi come il L.barbarum polysaccharides (LBP) e l’ AA-2βG, sostanze ad effetto apoptotico e antiproliferativo sulle linee di cellule cancerose. Inoltre, le LPB avrebbero un effetto immunomodulatorio e potenzierebbero le terapie anticancro. Siamo sempre nell’ambito del potenziale, presunto, supposto e non accertato con studi sull’uomo.

 

Un anno dopo, nel 2013, leggiamo un’altra revisione di studi, stavolta pubblicata

dall’ International  Journal of Biological Macromolecules 

Ma siamo sempre lì. Tante belle ipotesi da verificare. Nello studio si dice che solo un estratto di LBP (il polisaccaride già citato sopra) avrebbe importanti, ma potenziali, attività biologiche come: antiossidante, immunomodulatore, antitumorale, neuro protettivo, radioprotettivo, anti-diabete, epatoprotettivo, antiostoporotico e antifatica

 

Accertate, invece, le interazioni con alcuni farmaci, tipo:

  1. anticoagulanti
  2. antiipertensivi
  3. farmaci per il diabete

 

NOTA: attenzione all’elevato contenuto di selenio (stesso problema delle noci del Brasile): la dose giornaliera consigliata è di 55 microgrammi, mentre i problemi da sovradosaggio sorgono a 400  microgrammi (http://www.hhs.gov/)

 

 

 

APPROFONDIMENTI

 

ESTRATTO ACQUOSO

Preparazione in base acquosa contenente la porzione biologicamente attiva della pianta o della sostanza senza i suoi residui cellulari. I principi attivi sono estratti attraverso l’acqua.

 

LBP, STUDI CLINICI SUGLI UOMINI

Questi studi sono pochi, dalle evidenze deboli, condotti su gruppi ristretti di individui e su brevi periodi e metodologicamente deboli. Anche se alcuni si dimostrano promettenti negli effetti antiossidanti e nell’applicazione futura su malattie età-dipendenti (si parla sempre di “possible beneficial effects”)

In ogni caso, i dati sulla biodisponibilità e il comportamento farmacocinetico degli LBP sono sostanzialmente deboli

 

CONSIDERAZIONI SUGLI STUDI IN VITRO

Medbunker, uno dei più celebri blog antibufale in campo medico ci dice:

“Quante volte leggiamo su internet di poteri curativi incredibili (anticancro!) di un'erba o una sostanza qualsiasi? Perché un'erba uccide le cellule del cancro in una provetta ma poi può non avere nessun effetto sull'uomo? Semplice, perché noi uomini non siamo provette. Il fuoco uccide tutte le cellule tumorali in provetta, così come l'acido cloridrico, usarlo come cura anticancro sarebbe però un suicidio.
Un esperimento in provetta è solo il primo, preliminare passo, prima dell'applicazione sull'uomo che nella quasi totalità dei casi non rispecchierà il risultato ottenuto in laboratorio. Occhio quindi ai facili entusiasmi...o ai furbi.”

 

ANCHE IL CAFFÈ UCCIDE LE CELLULE DEL CANCRO

Ad esempio, il cafestolo e il kahweol, due diterpeni presenti nel caffè, si sono dimostrati utili nel combattere il mesotelioma pleurico maligno tramite apoptosi. Ma solo su cellule in provetta (Journal of Biomedical Science, 2012). Non si può ricavarne una regola, e dunque una terapia, utile per un organismo complesso. A meno che non si soffra di cancro della provetta. Altre sostanze che uccidono il tumore in provetta sono: il limone, la propoli, il bergamotto, il pomodoro, certi tipi di fungo velenoso, il caffè di cui si è parlato. Ma anche la fiamma ossidrica e l’acido cloridrico e il veleno di serpente. Nessuno però si sognerebbe di curare un malato con il morso di un serpente velenoso o con il “trattamento” della fiamma ossidrica.

 

  

BACCHE DI ACAI

  

Il nostro viaggio della speranza botanica è partito dall’Italia col melograno, è proseguito in Cina con bacche di Goji e si esaurisce in Brasile, dove assaggiamo le bacche di Acai

Anno 2012. Il Journal of Dietary Supplements ci dice che le bacche di Acai sono un buon antiossidante grazie alla presenza di antocianine. Inoltre i suoi flavonoidi (famiglia di molecole a cui fanno capo anche le antocianine) dovrebbero esercitare un’azione antinfiammatoria, mentre i fitosteroli ridurrebbero l’assorbimento intestinale di colesterolo la presenza abbondante di acido oleico monoinsaturo aiuterebbe un migliore assorbimento degli acidi grassi omega-3. Tutto sempre in teoria. Mentre in pratica uno studio del 2008 targato Journal of Agricultural and Food Chemistry ne aveva ridimensionato il leggendario potere antiossidante. Attribuendo alle bacche di Acai il 5° posto in una hit parade del “chi ce l’ha più grosso(l’antiossidante)”. Mentre al primo posto troviamo, indovinate chi? Ci arriviamo, non prima di una veloce sinossi del lavoro degli studiosi.

Questo studio ha misurato il potenziale antiossidante delle più comuni bevande ricche di polifenoli. Sono stati utilizzati ben a) quattro tipi di test di potenza antiossidanteb) un test di funzionalità antiossidante (relativo alla capacità del prodotto di ridurre la perossidazione lipidica dell’LdL), c) una valutazione del contenuto totale di polifenoli. Tra le bevande testate, il succo di Acai. Chi è salito in pole position nell’indice multiplo di potere antiossidante (potenza antiossidante, inibizione dell’ossidazione dell’LdL, contenuto totale di polifenoli)? IL SUCCO DI MELOGRANO. Con uno scarto del 20% di potere antiossidante in più su tutti gli altri. Al secondo posto il vino rosso. Il succo di Acai solo al quinto posto. Lo studio conclude con la riserva che (TEAC-ORAC- DPPH- FRAP), questi studi sul potere antiossidante condotti in vitro  tuttavia non provano la loro attività biologica in vivo sugli esseri umani.   

 

 
Torniamo al 2012.
Quando la rivista Plant Foods for Human Nutrition fa un primo passo ottimistico nell’uso delle bacche di Acai. Ci dice che qualche aiuto nel trattamento del tumore alla vescica è stato verificato. Ma ancora su topi. Troppo presto per cantare vittoria.

Gli stessi entusiasmi si raffreddano anche sulla filiera di presunti effetti antiossidanti, antinfiammatori, anti-aterosclerotici, ipocolestreolemici, neuro protettivi  e antitumorali che sono comunque risultati più o meno promettenti solo su animali, se non in vitro (per esempio, l’effetto neuroprotettivo fermo ancora agli studi in vitro- Neurosciences Letters, 2013):

   

L’anno prima (2011), Nutrition Journal pubblica un singolo studio condotto su un numero molto esiguo di persone (10),  per breve tempo (1 mese) senza un doppio cieco e un placebo-controllo. Nella premessa si dice come il frutto sia giunto alla ribalta grazie al suo potere antiossidante. E ammette che gli studi condotti fino alla pubblicazione dell’articolo (2011) siano stati condotti in vitro e su animali e che ben poco si sa dei suoi potenziali effetti salutistici sugli umani a parte un incremento della capacità antiossidante nel plasma. Ad un mese di distanza dall’inizio dell’assunzione di 100 gr di  polpa di Acai due volte al giorno si sono registrati dei miglioramenti quanto alla glicemia e insulina a digiuno, una riduzione del colesterolo LdL e colesterolo totale e un miglioramento del rapporto colesterolo totale/HdL. E gli stessi studiosi concludono incoraggiando l’inizio di ulteriori studi con placebo-controllo e su più vasti campioni di popolazione. Praticamente un nulla di fatto.

Stessa storia l’anno prima (2010), quando sul Journal of Medicinal Food si parla di benefici potenziali dei composti fenolici e della vitamina C presenti nelle bacche sudamericane, tra cui l’Acai. Ma si conclude dicendo che gli studi sono ancora pochi per dire qualcosa di certo sui loro potenziali.

E sulla rivista Pharmaceutical Research  si risponde alla domanda: bacche di Acai con effetti antitumorali? Sì, ma solo su animali (ratti con tumore all’esofago)

 

 

CONCLUSIONI

Abbiamo voluto darvi un’idea di come si costruisce la fama di un superfrutto. Il meccanismo è sempre lo stesso. Si parte sempre da ipotesi verificate solo in vitro o su animali. Oppure passando in rassegna i poteri “miracolosi” dei micro e macroelementi del frutto del momento. Che troviamo comunque in tanti frutti meno noti e più a portata di mano. Senza dover per forza rivolgere lo sguardo oltre l’orizzonte dell’oceano. Le parole d’ordine per alimentare la leggenda di un frutto sono sempre le stesse: antitumorale, anzitutto. Parola magica che, abbiamo visto, cela tutto e niente. A stretto giro di ruota: antiage, antiaterogeno, antidiabete, anti-tutto. Abbiamo poi scoperto che il potere antiossidante su cui si versa la fama di certi frutti esotici è addirittura inferiore a frutti nostrani come il melograno. Ammesso e non concesso che la prevenzione di certe malattie passi solo attraverso l’assunzione a palate di antiossidanti.

Questo non è uno stigma ostilmente preconcetto nei confronti dell’esotico, ma un invito a valutare caso per caso. E a valutare con senso critico le petulanti sirene pubblicitarie. Che cercano di incalzare il consumatore prima che la leggenda svapori alla luce della scienza.

SITOGRAFIA

 

Food Funct. 2014 Sep 18.

Pomegranate phenolics inhibit formation of advanced glycation endproducts by scavenging reactive carbonyl species.

Liu W1, Ma H, Frost L, Yuan T, Dain JA, Seeram NP.

 

Review- Nutr Res. 2013 May

Pomegranate and type 2 diabetes.

Banihani S1, Swedan S, Alguraan Z.

Review- Food Funct. 2013 Jan

Pomegranate: a fruit that ameliorates metabolic syndrome.

Medjakovic S1, Jungbauer A.

 
 

Nutr Res. 2014 Aug

Fresh pomegranate juice ameliorates insulin resistance, enhances β-cell function, and decreases fasting serum glucose in type 2 diabetic patients.

Banihani SA1, Makahleh SM2, El-Akawi Z3, Al-Fashtaki RA2, Khabour OF4, Gharibeh MY2, Saadah NA5, Al-Hashimi FH2, Al-Khasieb NJ3

 
Review-
Nutrition. 2012

Obesity: the preventive role of the pomegranate (Punica granatum)

 

J Pharm Pharmacol. 2008 Feb;60(2):139-44. doi: 10.1211/jpp.60.2.0001.

Ellagic acid, pomegranate and prostate cancer -- a mini review.

Bell C1, Hawthorne S.

 

 
J Investig Allergol Clin Immunol. 2012

Goji berries (Lycium barbarum): risk of allergic reactions in individuals with food allergy.

Larramendi CH1, García-Abujeta JL, Vicario S, García-Endrino A, López-Matas MA, García-Sedeño MD, Carnés J.

 

 
Review- Inflammopharmacology. 2012 Dec

A review of the anticancer and immunomodulatory effects of Lycium barbarum fruit.

Tang WM1, Chan E, Kwok CY, Lee YK, Wu JH, Wan CW, Chan RY, Yu PH, Chan SW.

 

Review- Int J Biol Macromol. 2013

Biological activities and potential health benefit effects of polysaccharides isolated from Lycium barbarum L.

Jin M1, Huang Q, Zhao K, Shang P.

 

J Am Coll Nutr. 2011 Oct

Lycium barbarum increases caloric expenditure and decreases waist circumference in healthy overweight men and women: pilot study.

Amagase H1, Nance DM.

 

Int J Mol Sci. 2011 Feb 9

Lycium barbarum polysaccharides reduce exercise-induced oxidative stress.

Shan X1, Zhou J, Ma T, Chai Q.

 

 
Cell Biol Toxicol. 2011 Apr

Selective suppression of cervical cancer Hela cells by 2-O-β-D-glucopyranosyl-L-ascorbic acid isolated from thefruit of Lycium barbarum L.

Zhang Z1, Liu X, Wu T, Liu J, Zhang X, Yang X, Goodheart MJ, Engelhardt JF, Wang Y.

 

 
Planta Med. 2010 Jan;

Goji (Lycium barbarum and L. chinense): Phytochemistry, pharmacology and safety in the perspective of traditional uses and recent popularity.

 

J Biomed Sci. 2012

Natural diterpenes from coffee, cafestol and kahweol induce apoptosis through regulation of specificity protein 1 expression in human malignant pleural mesothelioma.

Lee KA1, Chae JI, Shim JH.

  

Br J Nutr. 2005 Jan

Fasting plasma zeaxanthin response to Fructus barbarum L. (wolfberry; Kei Tze) in a food-based humansupplementation trial.

Cheng CY1, Chung WY, Szeto YT, Benzie IF.

 

J Agric Food Chem. 2008 Feb

Comparison of antioxidant potency of commonly consumed polyphenol-rich beverages in the United States.

Seeram NP1, Aviram M, Zhang Y, Henning SM, Feng L, Dreher M, Heber D

 

 
Nutr J. 2011 May

Effects of Açai (Euterpe oleracea Mart.) berry preparation on metabolic parameters in a healthy overweight population: a pilot study.

Udani JK1, Singh BB, Singh VJ, Barrett ML

 

J Med Food. 2010 Apr

Berries from South America: a comprehensive review on chemistry, health potential, and commercialization.

Schreckinger ME1, Lotton J, Lila MA, de Mejia EG.

 Si parla di benefici potenziali dei composti fenolici e della vitamina C presenti nelle bacche sudamericane, tra cui l’Acai. Ma si conclude dicendo che gli studi sono ancora pochi per dire qualcosa di certo sui loro potenziali.

 

Pharm Res. 2010 Jun

Multiple berry types prevent N-nitrosomethylbenzylamine-induced esophageal cancer in rats.

Stoner GD1, Wang LS, Seguin C, Rocha C, Stoner K, Chiu S, Kinghorn AD.

 

 
Plant Foods Hum Nutr. 2012 Sep

Inhibition of mouse urinary bladder carcinogenesis by açai fruit (Euterpe oleraceae Martius) intake.

Fragoso MF1, Prado MG, Barbosa L, Rocha NS, Barbisan LF.

 

Br J Nutr. 2014 Aug

Aerobic exercise and not a diet supplemented with jussara açaí (Euterpe edulis Martius) alters hepatic oxidative and inflammatory biomarkers in ApoE-deficient mice.

de Castro CA1, Natali AJ1, Cardoso LM2, Ferreira-Machado AB3, Novello AA4, da Silva KA1, Tafuri NF4, da Matta SL5, Pedrosa ML6, Peluzio Mdo C4.

 

Atherosclerosis. 2011 Jun

Açaí juice attenuates atherosclerosis in ApoE deficient mice through antioxidant and anti-inflammatory activities.

Xie C1, Kang J, Burris R, Ferguson ME, Schauss AG, Nagarajan S, Wu X.

 

Nutrition. 2010 Jul-Aug

Diet supplementation with acai (Euterpe oleracea Mart.) pulp improves biomarkers of oxidative stress and the serum lipid profile in rats.

de Souza MO1, Silva M, Silva ME, Oliveira Rde P, Pedrosa ML.

 

Nutr Res. 2012 Dec

The hypocholesterolemic activity of açaí (Euterpe oleracea Mart.) is mediated by the enhanced expression of the ATP-binding cassette, subfamily G transporters 5 and 8 and low-density lipoprotein receptor genes in the rat.

de Souza MO1, Souza E Silva L, de Brito Magalhães CL, de Figueiredo BB, Costa DC, Silva ME, Pedrosa ML.

 

J Toxicol Environ Health A. 2014

Anthocyanin-rich açaí (Euterpe oleracea Mart.) extract attenuates manganese-induced oxidative stress in rat primary astrocyte cultures.

da Silva Santos V1, Bisen-Hersh E, Yu Y, Cabral IS, Nardini V, Culbreth M, Teixeira da Rocha JB, Barbosa F Jr, Aschner M.

 

Neurosci Lett. 2013

Açaí (Euterpe oleraceae Mart.) berry extract exerts neuroprotective effects against β-amyloid exposure in vitro.

Wong DY1, Musgrave IF, Harvey BS, Smid SD.

 

J Agric Food Chem. 2012

Anthocyanin-rich açai (Euterpe oleracea Mart.) fruit pulp fractions attenuate inflammatory stress signaling in mouse brain BV-2 microglial cells.

Poulose SM1, Fisher DR, Larson J, Bielinski DF, Rimando AM, Carey AN, Schauss AG, Shukitt-Hale B.

 

J Biomed Sci. 2012

Natural diterpenes from coffee, cafestol and kahweol induce apoptosis through regulation of specificity protein 1 expression in human malignant pleural mesothelioma.

Lee KA1, Chae JI, Shim JH.

 

http://goji-berry-turkiye.com/docs/Goji%20(Lycium%20barbarum%20and%20L.%20chinense)%20Phytochemistry,%20Pharmacology%20and%20Safety%20in%

http://medbunker.blogspot.it/2013/08/non-siamo-provette.html

https://ods.od.nih.gov/factsheets/Selenium-HealthProfessional/#h2

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