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  a cura di Orazio Paternò
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CIBO CLONATO E NON CLONATO: 

COSA METTERE NEL PIATTO

  

 

Ci siamo. Il futuro è oggi. Quello dipinto dall’iconografia fantascientifica che ci faceva vedere la clonazione sulla linea di un orizzonte lontanissimo. Invece eccoci a fare i conti con la possibilità di bere del latte o mangiare delle bistecche di figli di animali clonati. Parlo di figli per sfatare subito il mito che esista un’industria della clonazione ad uso alimentare: il rapporto costi-resa è troppo sbilanciato sui primi perché si sviluppino allevamenti di cloni. Però la legislazione europea non obbliga a notificare l’importazione di cloni, embrioni o sperma derivati da cloni e sarebbe verosimile trovarsi nel piatto prodotti derivati da animali incrociati con cloni (per esempio, la Germania vende il seme dei tori clonati al di fuori dei confini europei). La clonazione ha visto protagoniste almeno 22 specie animali, tra cui cavalli, muli, capre, pecore, conigli e cervi. Se la clonazione animale è un risultato piuttosto recente, sono secoli che la clonazione vegetale viene applicata sul campo, artigianalmente.

 

 
Un esempio classico è la talea per cui il frammento di una pianta viene appositamente tagliato e sistemato nel terreno o nell'acqua per rigenerare le parti mancanti. Il nuovo esemplare è identico all’originale.

  

 
Negli animali l’operazione per ricreare un individuo identico sotto il profilo del materiale genetico è più complessa, ma il risultato è lo stesso. Si parla di somatic cell nuclear transfer (SCNT) e consiste nel trasferire il nucleo di una cellula somatica al posto di quello di una cellula uovo non fecondata. Poi si attiva l’embrione rievocando il suo potenziale latente totipotente, cioè si risveglia la facoltà di generare tutti i tipi di cellule. I dettagli del primo mammifero nato con la SCNT sono stati pubblicati per la prima volta da Steen Malte Willadsen nel 1986. Il clone potrà avere delle differenze con l’originale, non perché abbia un DNA diverso (è un clone, il DNA è lo stesso), ma semplicemente perché alcuni geni, attivi nel genitore, potrebbero spegnersi nel figlio (disregolazione epigenetica). E’ questo il principale problema che porta ad una mortalità elevatissima negli individui clonati. Però, superato il primo, critico, anno di vita, “…non si registrano sostanziali diferenze tra i cloni e gli animali riprodotti in modo convenzionale…la loro sopravvivenza è identica (85%) a quella degli altri animali della loro specie. In altre parole, i figli dei cloni non sono diversi dai loro simili riprodotti in modo convenzionale” (Dario Bressanini).

  

 
Esistono prove attualmente evidenti o timori per il futuro circa la sicurezza alimentare dei figli di animali clonati? A questo punto entra in gioco la parte emotiva  del consumatore vellicata da quell’etica retriva figlia delle paure magistralmente coltivate dagli allevatori del cervello rettile. Allora leggiamo i pareri delle due più autorevoli istituzioni in tema di controllo alimentare:

  1. l’EFSA, Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare
  2. la FDA, l’ente pubblico americano deputato ad approvare l’immissione sul mercato statunitense di nuovi alimenti, farmaci o integratori

 

PARERE EFSA

“In base alle conoscenze attuali, e considerando il fatto che la sequenza primaria del DNA resta invariata nei cloni, non c’è niente che indichi una differenza in termini di sicurezza alimentare tra prodotti alimentari ottenuti da cloni sani di bovini e suini e dalla loro progenie e quelli ottenuti da animali sani procreati in modo tradizionale”.

 

 
PARERE FDA

“Dopo anni di studi dettagliati e analisi, la FDA ha concluso che la carne e il latte da cloni di bovini, maiali e capre, e i figli di cloni di qualsiasi specie tradizionalmente utilizzata come cibo, sono tanto sicuri per il consumo quanto le controparti riprodotte convenzionalmente”. L’FDA risponde anche a chi reclama degli studi sull’impatto a lungo termine del consumo di carni o latte clonati: non sono necessari e non produrrebbero risultati utili.

LA REVIEW DI “NATURE BIOTECHNOLOGY”

Senza ambagi, la review afferma: Studies on the biochemical properties of food products from cloned and noncloned animals have thus far not detected any differences. All data to date indicate no significant differences in the measured parameters between animals created by nuclear transfer and normally bred animals. Chiaro? Nessuna differenza tra cibo proveniente da animali clonati e non clonati.

  

  
CLONAZIONE: ALTRE APPLICAZIONI

La clonazione animale, oltre a promuovere una maggiore e migliore resa alimentare, potrà essere utile nella promozione di nuove terapie biomediche.

 

CONCLUSIONI

Mangiare dell’insalata clonata passa come fatto “naturale”, mangiare un clone animale passa come una bieca “manipolazione della natura”, vietata perché…non si sa…“non si deve”. Eppure lo sanno bene i professionisti dell’etica a doppio binario. Quelli che toccare il DNA “no”, ma curarsi con medicine all’avanguardia “sì”. Quelli che brandiscono l’arma della scomunica per tenere sotto ricatto emotivo tutti coloro che, liberi dai lacci del dogma, potrebbero cominciare a ragionare autonomamente. E scegliere. Quelli che rappresentano i reparti corazzati della morale intransigente fine a se stessa, come forma di potere. Quelli che sono in prima fila nella caccia alle streghe. Vestendo i panni dei maghi. Quelli che abiurano la scienza e alimentano le opinioni da bar. 

 

 
 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

      Review

             The US FDA and animal cloning: risk and regulatory approach

           Agency perspectives on food safety for the products of animal biotechnology

            Somatic cell nuclear transfer cloning: practical applications and current legislation

            Science and technology of farm animal cloning: state of the art

Transgenic mammalian species, generated by somatic cell cloning, in biomedicine, biopharmaceutical industry and human nutrition/dietetics--recent achievements

      Risk assessment of meat and milk from cloned animals

·       Dario Bressanini, “Le bugie nel carrello”-Chiarelettere, 2013

 

 

 

 

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