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  a cura di Orazio Paternò
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CELLULITE, DIZIONARIO FANTASTICO

ED ENIGMATICO

 

Nell’infinita mensa dei rimedi à la page contro la CELLULITE, di quelli che sorgono e si inabissano nel volgere di pochi giri di calendario, molti hanno mostrato di reggere i colpi delle critiche e di godere ancora del consenso di grandi e piccini, dei giornali di bellezza un-tanto-al-chilo e, infine, del marchio autorevole dei tavolini da bar, arredamenti attorno ai quali le menti più raffinate del settore discutono alacremente dei metodi più rivoluzionari per riassestare le geografie epidermiche femminili.

In questo spazio raccolgo solo le migliori perle, tra un fantastico e un enigmatico senso di stupore, anche perché mi verrebbe l’affanno a inseguire l’anagrafe impazzita di miti che spesso non fanno altro che scavare altre crepe nel terreno sconnesso della cellulite. Con la speranza che un giorno cali un sipario di piombo sugli sciamanesimi anticellulite.

 

A, come Acqua

 

  

L’alfa e l’omega nella causa e nel trattamento della cellulite, secondo la vulgata. Un mantra molto generico, quello dell’acqua come origine di tutti i mali, ma anche di tutti i rimedi, a seconda della campana. Però, con un fondo di verità: la cellulite prende l’abbrivio da un problema edematoso, cioè da troppa acqua fuori dai capillari, in cronico bivacco negli spazi tra le cellule. Peccato che la soluzione ristagni ancora lacrimevolmente a valle, dove si balla il valzer della malinconia in equilibrio tra fantasia e stregoneria: chi va salmodiando di bere tanta acqua, possibilmente povera di sodio; chi sussurra circospetto di bere poca acqua; chi baccaglia nel nome di bevande ad azione diuretica; chi postula di assumere solo verdure ad azione diuretica; chi eleva voci meste e dolorose se non mangiate solo proteine…I giannizzeri del the verde e dei frutti di bosco sono la coda che odora di muffa di tutto questo bestiario anti-ritenzione…

 

 

 

A, come Albumina

Proteina più abbondante del sangue e che normalmente resta nel lume capillare trattenendo acqua nel comparto intravascolare. Gli apologeti delle diete da fame non fanno altro che abbassare il sipario sulla sintesi di albumina, oltre a decretarne il suo riposizionamento nell’ambiente extracellulare, dove non dovrebbe stare, a causa della perdita di massa magra indotta dall’ascetismo coatto. Risultato: si peggiora l’edema, cioè la ritenzione. Integrare con albumina? Inutile, visto che c’è, ma resta fuori. Proviamo invece a sollevare lo sguardo…

 

A, come Acquagym

Un toccasana, come recitano i postulatori delle soluzioni prêt-à-porter. Quando la piscina diventa un lavacro per mondare il “peccato” cellulitico, bisogna distinguere sempre il durante dal dopo. Perché se durante e immediatamente dopo il gonfiore alle gambe scompare, è facile che riappaia  alla chetichella dopo qualche ora dal termine del corso. Cosa è successo?

DENTRO L’ACQUA

Si parte da un principio corretto: la pressione dell’acqua spinge i liquidi verso l’alto. E promuove la diuresi. Che è il primo istinto da assecondare dopo la doccia. L’adattamento dell’apparato cardiocircolatorio in acqua si caratterizza per un ritorno venoso facilitato, il cuore si riempie meglio, c’è un’ipervolemia centrale. Fin qua, tutto bene. Il problema è in uscita…

FUORI DALL’ACQUA

Ora il sepolcro imbiancato perde pezzi di intonaco. Nelle ore successive all’uscita c’è una caduta violenta dei liquidi verso il basso. Se la cellulite è al I stadio (giovane) il sistema riesce a compensare. Ma negli altri stadi, quando i capillari sono più deboli, questi fanno fatica a reggere il colmo di piena della ricaduta dei liquidi. Inevitabile un ulteriore esondazione di acqua nel comparto extracellulare (edema).

 

 

 

C, come Caviglia

Cosa c’entra con la cellulite il punto di raccordo tra gamba e piede? Ebbene, la cellulite è un problema multifattoriale che vede tra i suoi artefici anche la stasi venosa e linfatica, soprattutto quella delle zone periferiche e declivi, dove il recupero di liquidi può essere un’impresa davvero impervia…

 

L’uomo durante la marcia scarica il suo peso sopra la suola venosa di Lejars, un vero e proprio letto di vasi che attraversa la pianta del piede. Sono vene plantari superficiali e svolgono un ruolo indispensabile sulla funzione di tutto il sistema venoso e linfatico degli arti inferiori.

Il sangue pompato dal cuore verso le estremità distali del corpo deve risalire malgrado vari ostacoli: la distanza che annulla l’effetto pressorio iniziale e la gravità, che tende a favorire il ristagno nei vasi lontani dal cuore. Il ritorno venoso è nettamente favorito dalla stazione eretta che provoca la contrazione dei muscoli degli arti inferiori, che a sua volta realizza un vero e proprio massaggio delle vene (effetto pompa). Durante la marcia si aggiunge la compressione meccanica delle vene plantari  che si svuotano a ogni passo. Per questo meccanismo , la pianta del piede deve essere considerata come un vero e proprio “cuore periferico”, capace di sviluppare una forza propulsiva 
centripeta sul sangue e sulla linfa.

Quindi il sangue contenuto nella soletta venosa di Lejars viene spremuto in direzione centripeta mentre la dorsiflessione stira il tendine di Achille nella fase di appoggio completo plantare, che imprime velocità alla massa sanguigna. Di seguito la contrazione “concentrica” del tricipite surale porterà il sangue nel sistema popliteo e via via verso l’alto per un facile approdo al cuore.

 

 

Dunque, per facilitare il ritorno venoso e linfatico è necessario avere il piede a terra per mettere in atto LA STRATEGIA DELLA CAVIGLIA (rullata tacco-punta del piede)

Mentre in genere si consigliano nuoto e cyclette. Niente gioco di caviglia, niente pompa muscolare e massaggio della soletta del Lejars, niente recupero di liquidi.

Anche qua la tradizionale ricetta anticellulite è ferma al palo.

 

C, come Circuito (allenamento)

 

 

 

Il mondo del fitness vanta oramai una vastissima anagrafe di professionisti senza certezze, spesso sballottati nel mare di mode che sorgono e si inabissano in poche pagine di calendario.

Il mantra di oggi ha nome e cognome ben precisi: CIRCUIT TRAINING. Sempre, comunque e ovunque, dai corsi alla sala pesi. Come per ogni moda elevata a sanfedismo e panacea, saremmo di fronte a un doppio prodigio: una soluzione per tutto (dalla tonificazione, al sovrappeso passando per la cellulite) e senza bisogno di fare luce sui grovigli della fisiologia della persona, declassata a puro arredo da palestra.

Sempre più frequentemente si presentano clienti ammaccati dal sovradosaggio di allenamenti a circuito. Uno metodo di lavoro misto (aerobico, ma non troppo – muscolare, ma non troppo) che va bene mettere in campo, ma come uno dei tanti metodi estratti dalla gerla della personalizzazione.

Il circuit training-panacea ambisce a ridare fiato alle cosce butterate dalla cellulite e contemporaneamente promette di ridisegnare la silhouette a suon di muscoli. Ma, dietro il clamore delle promesse, si nasconde l’insidia della mancanza di requisiti per sottoporsi a corrente continua a questo tipo di lavoro.

Chi ne fa più le spese? Chi, per esempio, è già offeso dai colpi dell’infiammazione e della ritenzione. Con sintomi che estendono la loro giurisdizione dal visibile- segni lasciati da calze, slip e reggiseni sulla pelle (vedi questionario dell’idratazione)- all’invisibile –idratazione totale, acqua intra ed extracellulare, massa cellulare, distribuzione del potassio e gestione del glicogeno. In questo caso il circuit training, con tutto il suo carico di lattato (molte ripetizioni, recuperi non pervenuti, accanimento di lavoro sulle gambe) non fa che alimentare la fatale filiera: infiammazione-ritenzione-lattato-infiammazione-ritenzione. Le gambe si gonfiano d’acqua, mentre le speranze sgocciolano sull’acquaio delle illusioni. 

 

 

E, come Edema

È la famosa RITENZIONE. Da dove nasce?

Può essere di natura NON INFIAMMATORIA: l’acqua esce dai capillari perché manca pressione interna per carenza di albumina circolante (deficit proteico) o perché si esagera col sale. Che fare? Uno screening scrupoloso delle abitudini  alimentari o obbedire all’immutabile rituale di bere tanta acqua?

Può essere di natura INFIAMMATORIA: il groviglio interstiziale si fa più denso, le cellule muscolari vengono erose, l’acqua e il potassio- prima intracellulari – guadagnano terreno negli spazi extracellulari. Ciò che stava dentro le cellule (acqua, elettroliti, albumina), ora tracima. Ciò che una volta era fisiologico, ora diventa antifisiologico. La pressione cronica di queste esondazioni di acqua e detriti nel comparto extracellulare sono un insulto meccanico per le cellule di grasso che si difendono avvolgendosi in fasce di “Domopak” connettivale. Si formano le prime ondulazioni sulla pelle. Sul lungo periodo tutta questa acqua sbilanciata nell’extracellulare strozza i capillari con riduzione di apporto di nutrienti e perdita di efficienza nell’estrarre il grasso dalle cellule adipose.

La soluzione più gettonata? L’accanimento terapeutico con esercizi massacranti sulle gambe. Con un unico, desolante, epilogo: più lattato, più infiammazione, più edema, più cellulite…

 

L, come Linfa (e sistema linfatico)

Il sistema linfatico è costituito da un articolato sistema di vasi, molto simile a quello circolatorio venoso e arterioso. A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall'attività cardiaca, ma scorre nei vasi mossa dall'azione dei muscoli. Contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa. Quando tale azione viene meno, per esempio a causa dell'eccessiva immobilità, la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti. Ecco spiegato come mai piedi e caviglie si gonfiano quando si rimane a lungo in piedi in una posizione statica. E perché la cellulite, che nasce su base edematosa, peggiora se la linfa non viene spinta verso l’alto da una buona muscolatura. Come recuperare la muscolatura senza scivolare nella desolazione di allenamenti militareschi o che obbediscono al comando dei soliti format tanto di moda? Il rischio è quello di perpetuare lo stato infiammatorio aggravando il già pesante carico di acidosi extracellulare. Un nodo gordiano che si può sciogliere solo attraverso un’accurata valutazione dello stato di idratazione e della composizione corporea

 

 

  

P, come Pillola anticoncezionale

Lo spauracchio per eccellenza nella donna angosciata dal cappio della cellulite

Effettivamente la pillola produce una ritenzione media di mezzo chilo di acqua che è un effetto sensibile solo in chi è già in ritenzione.

I contraccettivi in generale non hanno dato ancora prova di promuovere l’ingrassamento (Cochrane Database Syst Rev. 2016)

 

 

 

S, come Sodio

Un’alimentazione ricca di sodio aggiunge certamente un ulteriore carico di disagio a chi fa a pugni con la cellulite. L'assunzione di una quantità elevata di sodio determina un aumento del volume dei fluidi extracellulari: l'acqua viene richiamata al di fuori dalle cellule per mantenere costante la concentrazione di sodio. Il risultato finale può essere la comparsa di edema (ritenzione). È bene chiarire che del sodio non possiamo fare a meno (regola e mantiene la pressione osmotica dentro e fuori le cellule, regola la permeabilità delle membrane, la contrazione muscolare e la trasmissione dell’impulso nervoso, è coinvolto nel metabolismo dei carboidrati, proteine e grassi).

 

 

 

Nell’alimentazione moderna è però più facile incorrere in un eccesso che in una carenza. Il problema è che quando si vuole mettere la mordacchia all’introito di sodio giornaliero qualcuno sparge polvere di modestia affermando che l’acqua povera di sodio può essere di grande aiuto in tal senso.

Guardiamo ai numeri: 1 litro di acqua minerale povera di sodio contiene mediamente circa 18 milligrammi di sodio. Il fabbisogno di sodio è di 2 gr (2000 mg) che troviamo in 5 gr (5000 mg) di sale da cucina.

Rispetto all’introito totale giornaliero

1 litro di acqua senza sodio influisce di:

2000 : 100 = 18 : X

X = 100 x 18 : 2000 = 0,9 %

 

Controllare il sodio bevendo acque povere di sodio è un’illusione partorita dal marketing afflitto dal virus del cialtronismo.

Se vogliamo davvero contenere il sodio che assumiamo, sarà più utile spostare la mira verso quei cibi con un ordine di grandezza di sodio capace di fare davvero la differenza (valori riferiti a 100 gr di prodotto- dati http://nut.entecra.it/):

 

  • Patatine fritte in busta: 1070 mg di sodio
  • Formaggio stagionato: 675  mg di sodio
  • Salame: 1260 mg di sodio
  • Prosciutto crudo di Parma : 2578 mg di sodio
  • Prosciutto cotto: 726 mg di sodio
  • Bresaola: 1597 mg di sodio
  • Parmigiano: 600 mg di sodio

 

Pensiamoci, prima di cedere alle facili seduzioni pubblicitarie dove il peggio alloggia beato

 

F, come Fibrosi

È lo stadio successivo al semplice edema. Compaiono i primi microgranuli di adipociti (cellule di grasso), c’è dolore alla palpazione e serpeggiano delle zone cianotiche. Inutile accanirsi con ore di lavoro aerobico o muscolare: i capillari sono oramai strozzati e non c’è circolazione.

 

 

 

 

IN CONCLUSIONE…

…la CELLULITE, con tutti i suoi approcci salvifici che sprofondano nel déjà-vu e in modelli che fanno delle ragnatele il loro marchio distintivo, è un tipico esempio di quell’antica legge del commercio che cambia nomi e cognomi, ma non la sua logica per sedurre con fuochi fatui.

Per una volta, tentiamo di scaraventare la banalità altrove.




  
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