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  a cura di Orazio Paternò
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ILLUSIONISMI CARTILAGINEI

 


Negli anni novanta l’industria farmaceutica brevettava cinquanta molecole nuove all’anno. Ora è scesa a venti e in molti casi si tratta di doppioni. Sono guai. Non potendo trovare nuovi trattamenti per le malattie attraverso il canale della classica farmacologia, peraltro oneroso per le ricerche richieste prima dell’approvazione e “odiosamente” vincolato dalla ricetta medica, si è allargato a macchia d’olio il figlio minore della farmacologia: il mercato dell’integrazione. Dove quei pochi supplementi utili nella loro dimensione di integratori (non sono farmaci e non hanno il loro potere) sono circondati da un esercito di sostanze integrative da banco connotate da un arsenale lisergico di mirabilia promesse: dal dimagrimento in un unguento “cronofasico” (capisce quando è giorno o notte e regola la sua attività “lipolitica” di conseguenza), al potenziamento dell’intelligenza in una capsula (nel senso che chi ci crede dà prova di deficit della stessa), dalla genetica da medaglia di legno a medaglia d’oro con qualche shaker proteico, dalla lotta alla vecchiaia risolta alla play-station degli antiossidanti. E così via in un florilegio di promesse fallite in partenza in cui le parole “rallentare”, “potenziare”, “performance”, “dimagrire” ripetute allo sfinimento diventano un messaggio subliminale a gingle per indurre sensazioni artificiali di immortalità e salute in una pillola. In questo supermercato della propaganda imbonitoria abbiamo voluto fare luce su uno degli integratori che più ha appaltato il senso della ragione all’illusione. Gli integratori per ridare spessore alla cartilagine. Quel tessuto-cuscinetto che ci protegge le articolazioni e la cui sofferenza ha quasi sempre una localizzazione elettiva: le ginocchia. Anni di insulti meccanici per sostenere il peso bulimico dello stile alimentare o gli eccessi di sport che hanno chiesto generosi sacrifici alle preziose  articolazioni oggi chiedono la riscossione della cambiale: artriti, artrosi e tutto quel generoso arsenale traumatologico che affligge milioni di persone. Il problema non ha ancora trovato una soluzione incruenta, è un peso per il sistema sanitario (e gastrico per l’uso massiccio di antinfiammatori) e nei casi estremi chiede un pesante percorso operatorio e riabilitativo con l’innesto della protesi. Eppure qualcuno ha trovato la luce in questo tunnel fatto di dolore e hanno diffuso un messaggio molto convincente acconciato di termini medicalizzati ad hoc: basta assumere delle pillole a base di GLUCOSAMINA E CONDROITIN SOLFATO e la cartilagine…Puf! Rinasce…

Tra i supplementi pro-cartilagine i più noti sono quelli a base di GLUCOSAMINA e CONDROITINA, componenti naturali della cartilagine umana. E’ stato ipotizzato che la loro disponibilità siano il fattore limitante nella sintesi dei glicosaminoglicani alla base della cartilagine. Questi supplementi agirebbero sopprimendo o riducendo l’espressione di molti mediatori di citochine della degradazione della cartilagine articolare e la loro combinazione sarebbe un toccasana nel modulare il metabolismo della matrice cartilaginea articolare (International Journal of Rheumatic Desease, 2011).

 

 
Se oggi, anno 2014, sono ancora in commercio integratori fondati sull’apodittica trilogia “speranza-cura-salvezza”, pensiamo che la scienza non abbia risolto certi nodi spinosi. Invece spesso non è così, soprattutto nel caso dei supplementi in questione. Le smentite sui loro poteri taumaturgici trovano già nel 2000 un megafono autorevole in JAMA, una delle migliori riviste mediche al mondo. Cosa ci riferisce la metanalisi pubblicata? Gli studi dei preparati di glucosamina e condroitina per i sintomi dell’osteoartrite sono di qualità scadente e ne hanno esagerato gli effetti. Restiamo ancora nel campo della possibilità, però…

Passiamo al 2005, quando il gruppo COCHRANE (studiosi indipendenti che analizzano tutti gli studi pubblicati su un certo argomento facendo il punto della situazione) ci dice, perentorio: la glucosamina è efficace come un placebo  (“Glucosamine was as safe as placebo”).

L’anno successivo (2006) il New England Journal of Medicine pubblica uno studio condotto su 1583 pazienti con dolori osteoartritici alle ginocchia trattati con glucosamina e condroitin-solfato da soli o in combinazione. In entrambi i casi non c’è stata una riduzione efficace del dolore

Nota: l’efficacia di questi integratori si misura attraverso dei questionari (le scale di Lequesne e WOMAC) che danno un punteggio al livello del dolore. Se il punteggio migliora in maniera stabile e significativa, l’efficacia del trattamento viene riconosciuta di conseguenza.

2007. La rivista Drugs Aging è tiepidamente possibilista. Sulla base di studi controllati, randomizzati e metanalisi, conclude che il glucosamin-solfato e il condroitin-solfato hanno un debole-moderato effetto sul dolore osteoartritico, sebbene la cosa sia ancora dibattuta. Praticamente un nulla di fatto.

2008. Arthritist and Rheumatism segue per due anni pazienti trattati con celecoxib (glucosamina e condroitin-solfato da soli o combinati) o placebo. Nessun differenza tra i due trattamenti nel ridurre la perdita dello spazio articolare.

2009. Arthroscopy pubblica una revisione di studi in cui boccia senza appello l’uso singolo di glucosamin-solfato, glucosamin-cloridrato e condroitin-solfato. Ma dichiara che molti studi hanno confermato una riduzione del dolore osteoartritico nella combinazione di glucosamina e condroitin-solfato. Siamo a cavallo? Ci sono serie speranze di vedere sfumare gli asfittici dolori alle ginocchia di chi ha della cartilagine un pallido ricordo? Non proprio…

2010. Il British Medical Journal pubblica una revisione di studi la cui conclusione lascia spazio a pochi dubbi: “Rispetto al placebo, glucosamina, condroitina e la loro combinazione non riduce il dolore articolare o ha un impatto sul restringimento dello spazio articolare”. Da cui il diktat: “Le autorità e le assicurazioni sanitarie non dovrebbero coprire i costi di queste preparazioni, e si dovrebbero scoraggiare nuove prescrizioni a pazienti non ancora trattati”

Stesso anno, stessa storia. La rivista Annals of the Rheumatic Desease pubblica uno studio durato due anni su 662 pazienti con osteoartrite alle ginocchia trattati con placebo o il già noto celecoxib. Anche stavolta i risultati sulla scala WOMAC non sono stati degni di nota

2012. L’Agenzia Europea per la Sicurezza alimentare (EFSA) con sede a Parma è secca: “Nessuna relazione di causa-effetto tra l’assunzione di glucosamina e il mantenimento di una normale cartilagine articolare”

2013. Siamo quasi ai giorni nostri e la rivista International Journal of Clinical Practise pubblica un lavoro molto rigoroso sotto il profilo metodologico. Si tratta di una metanalisi di studi randomizzati, in doppio cieco, placebo-controllo che ha coinvolto 3159 pazienti con osteoartrite e trattati con glucosamin-solfato e cloridrato (GS e GH). Entrambe le forme di glucosamina non hanno dimostrato benefici sul dolore alle ginocchia, anche dopo 6 mesi di trattamento.

 

 

 

A PROPOSITO DI

CARTILAGINE E STREGONERIE…

  

…il campionario degli integratori miracolosi, cioè quelli sospesi tra riti sciamanici e teorie pseudoscientifiche, cerca facili sensazionalismi accostandosi ad animali esotici e mitizzati nell’immaginario popolare. E la ciarlataneria parte già a metà dell’opera. È il caso della celebre CARTILAGINE DI SQUALO la cui fama nacque sulla base di un sillogismo tanto strampalato quanto dannoso per la salute e i portafogli di ammalati e consumatori. Si diceva: il tumore vive grazie all’apporto di sangue, la cartilagine non è irrorata dal sangue DUNQUE gli squali che hanno uno scheletro tutto di cartilagine non sono colpiti da tumori. E la loro cartilagine diventerebbe per noi terapia anticancro di ineffabile efficacia. Questo in sintesi il ragionamento che ha alimentato un enorme mercato di integratori anticancro a base di estratti di cartilagine di squalo (filtrati cellulari, derivati enzimatici…il più noto è l’AE-941, fattore antiangiogenico risultato efficace solo in laboratorio). Cosa non fila nel ragionamento? Quali prove ci sono a favore?


 

1.   non è vero che gli squali non sviluppano i tumori. È semplicemente difficile individuarli. Nonostante tutto l’Istituto Americano dei tumori negli animali ha raccolto e catalogato 42 casi di tumori negli squali

2.    ammesso e non concesso che negli squali l’incidenza dei tumori sia bassa, resta una pratica più esoterica che scientifica quella di mangiarseli. Nutrirmi delle carni di un animale protetto dal cancro mi permetterà di “assorbire” le sue virtù. Così, senza prove e verifiche…

3.    tutte le cartilagini non sono irrorate dal sangue. Allora perché scegliere proprio la cartilagine di squalo e non quella di mucca o di maiale? Forse perché il potere evocativo dell’esotico squalo non ha concorrenti nella grigia zoologia nostrana?

4.    al netto di questi semplici ragionamenti, negli anni Novanta è stata comunque avviata la ricerca. Partendo da studi in vitro che parevano incoraggianti. Inevitabile la sperimentazione sull’uomo, a questo punto. Con risultati deludenti. Le prove fatte su pazienti oncologici non hanno dato nessun beneficio, né in termini di sopravvivenza, né di qualità della vita. Nel 2010 è stato condotto uno studio che combinava gli estratti di cartilagine di squalo alla chemioterapia. Nessun effetto aggiuntivo rispetto all’uso della sola chemio. Ma il commercio (legale) di integratori a base di estratti di cartilagine di squalo continua. Nei migliori rivenditori della Terra di Mezzo. Gli squali ringraziano.

 

 

 

 

SITOGRAFIA:

 

  1. EFSA. http://www.efsa.europa.eu/it/supporting/pub/328e.htm

 

  1. Arthritis Rheum. 2008 Oct;58(10):3183-91. doi: 10.1002/art.23973.

         The effect of glucosamine and/or chondroitin sulfate on the progression of knee osteoarthritis: a report from the glucosamine/chondroitin arthritis intervention trial.

 

  1. Review- BMJ. 2010 Sep 16;341:c4675. doi: 10.1136/bmj.c4675.

Effects of glucosamine, chondroitin, or placebo in patients with osteoarthritis of hip or knee: network meta-analysis.

  1. Int J Clin Pract. 2013 Jun;67(6):585-94. doi: 10.1111/ijcp.12115.

Efficacies of different preparations of glucosamine for the treatment of osteoarthritis: a meta-analysis of randomised, double-blind, placebo-controlled trials.

 

  1. JAMA. 2000 Mar 15;283(11):1469-75.

Glucosamine and chondroitin for treatment of osteoarthritis: a systematic quality assessment and meta-analysis.

 

  1. Review-Drugs Aging. 2007;24(7):573-80.

Glucosamine and chondroitin sulfate as therapeutic agents for knee and hip osteoarthritis.

  1. Arthroscopy. 2009 Jan;25(1):86-94. doi: 10.1016/j.arthro.2008.07.020. Epub 2008 Sep 30.

A review of evidence-based medicine for glucosamine and chondroitin sulfate use in knee osteoarthritis.

 

  1. Cochrane Database Syst Rev. 2005 Apr 18;(2):CD002946.

           Glucosamine therapy for treating osteoarthritis.

 

  1. Ann Rheum Dis. 2010 Aug;

Clinical efficacy and safety of glucosamine, chondroitin sulphate, their combination,   celecoxib or placebo taken to treat osteoarthritis of the knee: 2-year results from GAIT.

 

  1. N Engl J Med. 2006 Feb 23;354(8):795-808.

Glucosamine, chondroitin sulfate, and the two in combination for painful knee osteoarthritis.

 

  1. Cancer. 2005 Jul 1;104(1):176-82.

Evaluation of shark cartilage in patients with advanced cancer: a North Central Cancer Treatment Group trial

 

  1. Cancer Res. 2004 Dec 1;64(23):8485-91.

            Shark cartilage, cancer and the growing threat of pseudoscience

  1. J Natl Cancer Inst. 2010 Jun 16;102(12):859-65. doi: 10.1093/jnci/djq179. Epub 2010 May 26.

Chemoradiotherapy with or without AE-941 in stage III non-small cell lung cancer: a  randomized phase III trial.

 

 

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