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DIMAGRIMENTO
a cura di
Orazio Paternò
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RENDIAMO GRAZIE A BIO…?

 

Nell’allegro mondo delle mode alimentari, quando c’è di mezzo il BIOLOGICO, qualsiasi critica è tacciata di reato di lesa maestà mentre ogni suo prodotto è accolto come un atto apostolico. 

C’è un clamoroso malinteso che ruota attorno al biologico ed è quello che confonde la qualità del processo produttivo (certamente dotato di pregi) con gli esiti sul profilo nutrizionale e salutistico dei prodotti. Attribuendo al biologico un valore di rango assoluto e ambizioni salutistiche sovradimensionate.

Dall’altra parte si mettono pregiudizialmente i sigilli all’agricoltura tradizionale, liquidata come un massiccio sberleffo al nostro benessere a causa dei presunti alti livelli di fitofarmaci e bassi tassi nutrizionali.

Accuse asteniche, senza nessun confronto di marca scientifica. Solo la pedante retorica del mangiare sano-giusto-BIO.

Ma passare una mano di bianco sulle evidenze della scienza significa solo giocare furbescamente ad elevare il tasso emozionale. Per affratellare i consumatori in una fede monoteistica e costruita sulle ubbie verso le colture tradizionali.

Cerchiamo di svaporare questa foschia polemica senza farci contagiare dal virus del pregiudizio.

Come detto poc’anzi, delle differenze con l'agricoltura tradizione ci sono, più o meno marcate e allacciate al processo produttivo. Ma quando calchiamo i sentieri dei valori nutrizionali si srotolano quelle paludose sabbie mobili del mito…

  

 
Nonostante un prezzario da gioielleria, il marchio BIO sta certamente godendo di ottima salute commerciale (giro d’affari di 4.9 miliardi, tra mercato interno ed esportazioni nel periodo 2016-17, adnkronos), lo testimonia la crescente anagrafe di prodotti. E vanta un seguito dal sapore para-religioso. Dunque l'etichetta BIO come marchio assoluto di credibilità e di salvezza? 
Mentre l'agricoltura tradizionale sarebbe un format nocivo su cui riversare le nostre paure?

Il dibattito “biologico contro convenzionale” si è collocato per diverso tempo nel tramestio delle opinioni. Alimentate anche da rassegne non sistematiche che facevano ricorso al vecchio approccio selettivo del cherry picking: raccogliere solo gli studi conformi alle proprie opinioni.

Per fare un confronto sereno sugli effettivi valori nutrizionali e di fitofarmaci presenti nel biologico e nel tradizionale, la Food Standard Agency (FSA), l’agenzia britannica per la sicurezza alimentare,  ha commissionato due rassegne sistematiche sull’argomento. Col nobile intento di stendere un rapporto aggiornato e indipendente, che evadesse dalla discussione da bar dei supporter per appartenenza di maglia

 

 

RASSEGNA N.1 commissionata dalla FSA (Food Standards Agency)

BIO - CONVENZIONALE e VALORI NUTRIZIONALI

 

È più nutriente il biologico o il convenzionale? Sono state escluse le ricerche relative alla presenza di pesticidi e fungicidi e valutato solo l’aspetto nutrizionale.Presi in esame tutti gli articoli pubblicati tra il 1958 e il 2008. Partendo dalla mole di 52.417 studi, nelle mani dei ricercatori sono restati  292 possibili pubblicazioni rilevanti per lo studio. Ad un secondo setaccio, se ne sono salvati 162. Ad un ultimo passaggio, quello che accoglie solo i lavori di migliore qualità, restiamo a quota 55. Si è riuscito ad analizzare 23 sostanze per le quali si sono trovati dati sufficienti per un’elaborazione statistica.

 

RISULTATI:

  • Per 16 delle 23 categorie di sostanze analizzate non ci sono prove che esista una differenza tra BIO e CONVENZIONALE. Le 16 sostanze sono: vit. C, calcio, fosforo, potassio, solidi solubili totali, acidità, rame, ferro, nitrati, manganese, ceneri, proteine specifiche, sodio, carboidrati, beta carotene e zolfo
  •  I prodotti BIO hanno mostrato livelli significativamente più alti di zuccheri, magnesio, zinco, materia secca, composti fenolici e flavonoidi
  • Dunque moltissimi nutrienti tra cui vitamina C, il calcio e il potassio non mostrano differenze statisticamente significative nelle due tipologie di prodotti
  • Questi risultati sono relativi all’analisi di tutti i 162 articoli
  • Se utilizziamo gli articoli di alta qualità le categorie di nutrienti che non mostrano differenze sale da 16 a 20 (su 23). Il CONVENZIONALE conferma dati diversi sui livelli di azoto (maggiori nel convenzionale), mentre nel BIO si registrano soltanto livelli più alti di fosforo e di acidità. L’azotoin più del convenzionale si giustifica con l’utilizzo di fertilizzanti di sintesi, ma che esso venga dal letame o dal concime dove è frutto della sintesi a partire dal processo di Haber-Bosch, nulla cambia. La molecola è la stessa.   Di contro, le piante biologiche, avendo meno azoto - non potendo utilizzare prodotti di sintesi - sono meno efficienti nella sintesi proteica e giustificano le rese inferiori del 30-50% rispetto al convenzionale. Un frumento biologico, spesso con meno proteine dello stesso in convenzionale, rende più difficile la panificazione. La maggiore acidità del BIO, inoltre, rende conto di una raccolta ad uno stadio più avanzato di maturazione e dunque di una maggiore gustosità dei prodotti.
  • Il BIO mostra risultati più incoraggianti man mano che ci si allontana dagli studi metodologicamente più validi
  • PRODOTTI DI ORIGINE ANIMALE (carne, uova, latte…). Ad un’analisi comprensiva di studi di alta e bassa qualità il BIO vince sui contenuti di acidi grassi polinsaturi, acidi grassi trans (piccole differenze) e acidi grassi (non specificati). Considerati i lavori migliori, le differenze scompaiono ancora.
  • In ogni caso non esiste prova che una dieta più ricca di quelle sostanze in cui il BIO si distingue possa portare benefici in chi conduce già una dieta variata
  • CONCLUSIONE: il BIO non è più nutriente del CONVENZIONALE

 

 
RASSEGNA N.2 commissionata dalla FSA (Food Standards Agency)

BIO e SALUTE

 

In questo secondo lavoro sono stati indagati gli effetti sulla salute derivanti dal consumo BIO. Degli 11 articoli scelti perché sottoposti alla peer review, solo 3 si sono salvati dal setaccio per criteri di qualità minima stabiliti anche per la prima rassegna.

La dichiarazione testuale: evidence is lacking for nutrition-related health effects that result from the consumption of organically produced foodstuffs”. Insomma, nonostante la limitata disponibilità di dati, i prodotti BIO non mostrano ancora prove di maggior beneficio per la salute rispetto al convenzionale.

Queste importanti ricerche sono targate American Journal of Clinical Nutrition e ascritte agli anni 2009 e 2010. L’opera di scioglimento della patina mitologica del BIO prosegue negli anni successivi…

 

ALTRE RICERCHE

 

Nel 2012, la rivista Annals of Internal Medicine pubblica una review che conferma il sostanziale pareggio nutrizionale tra biologico e convenzionale, mentre attribuisce al biologico il merito di ridurre l’esposizione ai pesticidi - mentre ci sono poche differenze tra Bio e convenzionale nei casi di uso eccessivo di pesticidi - e ai batteri antibiotico-resistenti. Il rischio di contaminazione da  escherichia coli  si è mostrato uguale, sia nel Bio che nel convenzionale.  Il rischio di contaminazione batterica nella vendita al dettaglio è simile, ma pare scollegato dal metodo di allevamento.

Lo studio conclude ammonendo circa l'eterogeneità e lo scarso numero di studi sul tema, non escludendo la possibilità di contaminazione da bias di pubblicazione (sarebbero stati pubblicati solo gli studi positivi)

  
Nel 2014 il British Journal of Cancer dimostra che gli alimenti BIO non riducono il rischio di cancro. Pubblicati i risultati con numeri di tutto rispetto. Si tratta di uno studio prospettico su 623.080 donne inglesi di mezza età seguite per 9 anni, monitorando i casi di cancro. Le donne che consumavano prevalentemente alimenti di origine organica (BIO) non hanno dimostrato un rischio più basso di sviluppare un tumore rispetto alle stesse che portano a tavola cibi convenzionali.

L’incidenza totale di tumori si è rivelata del tutto sovrapponibile nei due gruppi: uno composto da donne che dichiaravano di consumare “sempre o spesso” alimenti biologici, altre del tutto lontane da essi. Esaminando i risultati dei 16 tipi di cancro analizzati, tra le donne che consumavano più spesso alimenti biologici è stato riscontrato un lieve aumento delle nuove diagnosi di tumore al seno e una riduzione del linfoma non-Hodgkin. Ma nessuno di questi risultati, al momento, può essere spiegato attraverso un nesso di causa-effetto con la dieta.

Nel 2018 JAMA pubblica uno studio di coorte prospettico che ribalta quello del 2014 pubblicato sul BMJ: adesso mangiare Bio proteggerebbe decisamente dal cancro.  Questa ricerca condotta dall’università di Harvard si era proposta di esaminare l’associazione tra assunzione di cibi biologici (autoriportata da 68.946 donne seguite per 5 anni) e rischio cancro alla luce del minor uso di pesticidi nel biologico.

Allora, chi ha ragione...?



Come il precedente studio di popolazione in campo nutrizionale, anche questo paga il prezzo dei fattori confondenti e di altri limiti

1. Il consumo di cibi biologici è difficile da quantificare (soprattutto quando autoriportato tramite questionari)

2. Lo studio di JAMA (quello pro-Bio) non considera neanche che cosa intende per "organic", non prova a misurare le quantità, usa un questionario non validato e presenta una serie di altri limiti

3. Per esempio, la ricerca di JAMA ha un limite enorme: rispondono solo volontari, dunque persone già selezionate in partenza. E chi mangia Bio è più ricco, più educato, mangia più sano in generale e mediamente mangia meno proteine animali. Non solo, i volontari, convinti della superiorità del Bio, daranno risposte viziate dal conflitto ideologico

4. La ricerca di JAMA esprime una correlazione, non un rapporto di causa-effetto. Anche se nelle conclusione si parla di "una strategia promettente per la prevenzione del cancro"

5. Dunque chi mangia Bio tende ad essere più attento al proprio stile di vita (ed è quello ad avere un impatto significativo sulla nostra salute, come mostrato lo studio francese patrocinato dall’OMS https://gco.iarc.fr/includes/PAF/PAF_FR_report.pdf), in generale più salutare (più attività fisica, meno alcol, meno fumo…)

6. Lo stesso editoriale dello studio di JAMA dichiara L’ASSENZA DI UN GRUPPO DI CONTROLLO (magari congruente anche per gli aspetti socio-demografici, la cui unica differenza fosse la scelta del bio vs il non bio). Avere un gruppo di controllo aiuta a escludere eventuali fattori confondenti (come si dice nell'editoriale)

7. PESTICIDI, esposizione solo presunta. Un altro grosso limite è quello di presumere che ciò che viene dichiarato sia un proxy (= deduzione indiretta) dei livelli di esposizione a determinate sostanze che non vengono in alcun modo misurate direttamente. Invece una analisi caso-controllo avrebbe permesso di verificare almeno se l'ipotesi del proxy fosse attendibile

8. Nello stesso editoriale di JAMA si menziona il fatto che studi di ben altra consistenza statistica vanno nella direzione opposta

9. Il Bio, visti i costi più elevati, è maggiormente accessibile alle classi benestanti e più scolarizzate che solitamente fanno anche più prevenzione (https://www.istat.it/it/archivio/184896)

10.  Il 78% dei volontari era di sesso femminile e per loro hanno escluso in modo certo il cancro alla prostata (sic!)

11. Mancano studi di lunga durata che utilizzino questionari validati e con un controllo accurato dei fattori confondenti

12. Questi sono studi epidemiologici, ma gli studi migliori – quelli clinici controllati – non sono facilmente praticabili per via dei costi elevati dei prodotti Bio e del lunghissimo tempo di osservazione necessario per riuscire a rilevare eventuali casi di tumore

Nel 2014 si pronuncia a favore del biologico una metanalisi di 343 lavori (anni 1992-2011), sottoposti a  peer review e pubblicata sul British Journal of Nutrition. Gli studiosi attribuiscono al BIO un contenuto maggiore di antiossidanti polifenolici (flavoni, flavonoli, antiocianine…) e una riduzione del rischio di malattie croniche, inclusi alcuni tipi di tumore. Mangiare biologico migliorerebbe anche del 40% l’introduzione di antiossidanti, dicono i ricercatori della rivista scientifica inglese.

A distanza di un mese, la smentita su Nature. Lo studio di Barański M. et al. avrebbe tenuto in considerazione anche studi di bassa qualità ed esibirebbe problemi di metodo e analisi, dice Dangour a Nature. 

A stretto giro di ruota, i commenti di altri eminenti studiosi. Richard Mithen, ricercatore nutrizionale presso l’Institute of Food Research in Norwich, (Gran Bretagna) ha dichiarato in un documento che non c’è prova che le piccole differenze rilevate nei livelli di antiossidanti possano rappresentare un vantaggio per la salute pubblica. E Tom Sanders, scienziato nutrizionista al King’s College di Londra dice che non c’è nulla di nuovo nello studio e che continuano a mancare differenze significative nutrizionali tra biologico e convenzionale

Settembre 2015, la rivista Altroconsumo  si assume l’onere di sottoporre un centinaio di prodotti ortofrutticoli a test di laboratorio alla ricerca delle più significative differenze nutrizionali tra alimenti BIO e convenzionali. Sotto la lente pere, pesche, mele, kiwi, fragole ma anche pomodori, carote, patate.

RISULTATO: mediamente, il vario assortimento di vitamine, antiossidanti e sali minerali è risultato comparabile tra BIO e convenzionale. Nessuna superiorità del primo rispetto al secondo. Anzi, le fragole tradizionali hanno mostrato un maggiore contenuto di fosforo e potassio. Mentre altre ricerche erano giunte alla conclusione opposta. Prosegue la rivista: “Dati, questi, che confermano quanto già messo nero su bianco nelle conclusioni di alcuni studi. Cioè che a influenzare maggiormente il contenuto di nutrienti di un prodotto non sarebbe tanto il metodo di coltivazione quanto le caratteristiche genetiche della pianta, il tipo di suolo su cui è cresciuta, le variazioni climatiche, le condizioni di trasporto e quelle di conservazione, ed eventualmente le trasformazioni cui l’alimento è sottoposto”



 I FITOFARMACI, l’inchiesta di Altroconsumo
“Anche sui pesticidi le nostre analisi non lesinano sorprese. È vero che confermano che nei prodotti convenzionali c’è una maggior presenza di residui di fitofarmaci. Ma — udite udite — le concentrazioni rilevate risultano di gran lunga inferiori, fino a cento volte!, ai limiti di legge (che sono già di per sé cautelativi per la salute).

Meno nitrati nelle carote non Bio
“Un altro risultato imprevedibile e sorprendente proviene dalle analisi dei nitrati nelle carote. Il tenore medio di questo contaminante nelle carote bio è risultato doppio rispetto a quello delle carote tradizionali. Fatto strano, visto che questi composti chimici, potenzialmente pericolosi, in teoria dovrebbero essere perlopiù rintracciabili in ortaggi provenienti da agricoltura tradizionale, tipicamente nelle verdure a foglia verde (spinaci, lattuga, coste...). Insomma, quando si parla di bio le previsioni vengono spesso smentite dai fatti. Per inciso, succede anche con i prezzi: al supermercato il bio costa di più che nei negozi specializzati”

Bio e salute
Per chiudere la sua inchiesta, Altroconsumo mette a confronto gli studi sui presunti benefit salutistici derivati dal consumo del biologico rispetto al tradizionale. La partita si conclude con un pareggio tra bio e convenzionale: i prodotti biologici non hanno un’influenza positiva sulla salute dei consumatori. Chi sceglie il bio per motivi salutistici, sappia che spende di più per una ragione infondata”

Se i maggiori (ma ampiamente sotto i limiti di legge) residui di pesticidi dei prodotti tradizionali spaventano comunque, basta adottare la filiera di abitudini buona per tutte le stagioni: variare-lavare-sbucciare e cuocere

 

TRATTO DA: Altroconsumo.it

TRATTO DA: Altroconsumo.it

TRATTO DA: Altroconsumo.it

TRATTO DA: Altroconsumo.it

 


PRODOTTI ANIMALI BIO

GLI STUDI PIù RECENTI


 

CARNE BIO
Br J Nutr. 2016 Mar 28;115(6):994-1011.
Composition differences between organic and conventional meat: a systematic literature review and meta-analysis.
Confronto tra carne Bio e convenzionale: nessuna differenza in grassi saturi e monoinsaturi tra carne Bio e convenzionale. Le differenze significative – rilevate sulla presenza di acidi grassi polinsaturi e Omega-3 è ambigua perché gli studi sono molto eterogenei a seconda delle carni di specie animali studiate. Studi controllati sperimentali spiegherebbero questa differenza nel profilo di acidi grassi grazie al foraggiamento al pascolo. Tuttavia si chiedono studi di metanalisi con uno spettro maggiore di elementi considerati (vitamine, minerali, antiossidanti) e prove più robuste e precise sul profilo degli acidi grassi di tutte le specie animali

LATTE BIO
Br J Nutr. 2016 Mar 28;115(6):1043-60.
Higher PUFA and n-3 PUFA, conjugated linoleic acid, α-tocopherol and iron, but lower iodine and selenium concentrations in organic milk: a systematic literature review and meta- and redundancy analyses.
Nessuna differenza in grassi saturi e monoinsaturi tra latte Bio e convenzionale. Le differenze più significative, a favore del Bio, sono state rilevate negli acidi grassi polinsaturi (PUFA), Omega-3, acido alfa-linolenico, acidi grassi a lunga catena (EPA+DPA+DHA) e acido linoleico coniugato (CLA, i cui benefici sono ancora fermi agli studi in vitro e su animali, mentre sugli umani gli studi sui suoi potenziali effetti benefici sono ancora incerti e contraddittori). Il latte bovino Bio ha anche mostrato di avere livelli significativamente più alti di alfa-tocoferolo e di ferro, ma livelli significativamente più bassi di iodio e di selenio.

LATTE DI PECORA, CAPRA E BUFALA
Pochi i dati a disposizione, ma comunque simili a quelli del latte bovino: nei latti Bio si sono trovate maggiori concentrazioni di PUFA, MUFA, CLA9 e ALA (acido alfa-linolenico), minori di LA (acido-linoleico).
CONCLUSIONE: il latte bovino Bio ha un migliore profilo di acidi grassi, alfa-tocoferolo e ferro, peggiore invece sul versante iodio e selenio. La ragione di queste differenze risiederebbe nell’alto consumo di foraggio da pascolo

CONSIDERAZIONI.
Questo studio vuole effettuare una revisione sistematica della letteratura antecedente il marzo 2014 sulla qualità del latte e dei latticini europei superando i limiti delle tre storiche revisioni/metanalisi sulla differenza nutrizionale tra latte/latticini Bio e tradizionale.

Le tre storiche revisioni/metanalisi (Am J Clin Nutr. 2009 Sep;90(3):680-5.; J Sci Food Agric. 2012 Nov;92(14):2774-81; Ann Intern Med. 2012 Sep 4;157(5):348-66.) sulla differenza tra latte e latticini Bio rispetto agli omologhi convenzionali erano limitate a un 20% di dati disponibili – cosa che indeboliva la forza statistica delle metanalisie - non consideravano fattori come la razza bovina, il sistema di mungitura e il foraggiamento descritti con metodi comuni. E non si consideravano le variazioni stagionali/annuali nella composizione dei prodotti Bio-tradizionali. Questi problemi sono stati superati oggi con 5 nuove revisioni sistematiche relative a latte e latticini europei
Detto questo, gli autori concludono dicendo che non ci sono ancora degli studi che abbiano accertato l’impatto sulla salute animale, umana e sui biomarker della salute con il consumo di cibo Bio…e si auspicano più studi di coorte e di intervento nutrizionale sugli umani


IL PARERE DI SERGIO SAIA, RICERCATORE CREA

Sergio, abbiamo visto che il reparto ortofrutta Bio non offre maggiori vantaggi nutrizionali rispetto al non-Bio
Questi due importanti studi assegnano, invece, dei punti di vantaggio alle carni, al latte e ai latticini Bio. Hai delle precisazioni da fare?

“Dal punto di vista concettuale, non c’è alcuna ragione per cui il bio e il convenzionale debbano avere caratteristiche diverse dal punto di vista nutrizionale. Ciò tuttavia è valido nella misura in cui i due sistemi abbiano la stessa produttività e sistema produttivo. Per carni e latte, tale sistema riguarda sia la cura dell’animale, sia la strategia alimentare (fieno+foraggio verde vs. concentrati, incidenza di pascolo, etc.).


Dal punto di vista pratico, tali differenze possono emergere. Ed emergono! E la ragione di ciò riguarda, più che la certificazione in sé, la strategia alimentare e la produttività. In genere (ma ciò non è valido ovunque) gli animali in bio hanno produttività più bassa e mangiano diversamente. Non ho ragione di ritenere che mangino peggio, spesso mangiano meglio (sensu latu) rispetto a quelli in convenzionale. Si consideri inoltre che spesso, a parità di frazione alimentare, mangiano comunque cose diverse a causa della diversa distribuzione degli allevamenti bio e non bio, il che fa sì che la disponibilità di alimento sia diversa e anche le caratteristiche dello stesso (il foraggio in pianura padana non è lo stesso di una valle prealpina o di una collina siciliana).

Le differenze rilevate nel primo lavoro dipendono proprio da ciò (e non si dimentichi che le razze allevate sono ben diverse!).

Sul latte, non si dia troppo peso ai macronutrienti (grassi, proteine e zuccheri) perché se i lavori delle metanalisi vengono da produzioni prese al supermercato, alla fase di imbottigliamento gli stessi vengono uniformati per miscelazione. Per fare un esempio, se si leggono le etichetta (poco cambia che sia bio o meno), un dato latte ha sempre una percentuale fissa di ciascuno dei tre, ma tale percentuale è ben variabile nella produzione animale, che viene appunto corretta. Infatti, una delle esigenze del sistema di trasformazione (imbottigliare è una trasformazione) è avere quote di latte ad alte concentrazioni per poter ben tagliare quelle a basse concentrazioni.

Sul latte ovicaprino e bufalino, si tenga conto che le info sono poche perché il latte di quel tipo è poco. I grandi allevamenti usano i bovini, che sono più “efficienti” (spiace dirlo, ma è così)

Mi pare comunque che tu stesso rilevi tutte queste variabili non tenute in conto negli studi (per scarsità di dati a disposizione) nei lavori che hai preso in considerazione alla fine. C’è inoltre un’altra differenza importante: i prodotti bio vanno incontro a più facile degradazione, hanno in sintesi una più bassa shelf-life. Questo fa sì che vengano consumati prima dei convenzionali e il tempo di conservazione può influire moltissimo sulle caratteristiche. Tieni conto che pressappoco nessuno uniforma i prodotti per produttività della fonte (animale o coltura) e tempo intercorso dalla produzione (mungitura, macellazione o raccolta). E per gli animali, oltre alla razza, va considerata anche l’età dell’animale.

Sull’ultimo aspetto che citi (“non ci son studi che abbiano accertato che…”) mi sento di fare due considerazioni:

1) L’impatto della maggiore (quando esiste) “qualità” nutrizionale di un prodotto bio rispetto a un convenzionale sulla salute umana può essere nullo se con la dieta comunque assumiamo tutto ciò che ci serve. In sintesi, non me ne faccio niente di avere il 30% in più di omega-3 nel latte bio rispetto al convenzionale se con il latte assumo quote minoritarie di omega-3 rispetto ai miei fabbisogni e con la dieta non bio già assumo il 100% del mio fabbisogno;
2) Dal punto di vista statistico (rilievo sulla popolazione), il confronto porta in sé tutto lo stile alimentare. Saggiare la salute di chi mangia bio (anche integralmente) rispetto a chi non ne mangia significa non considerare il resto dello stile di vita, che varia molto tra consumatori bio e non bio, tra cui accesso alla medicina, reddito, stile alimentare complessivo, etc. Tutto ciò influenza la salute in maniera molto più incisiva del singolo prodotto bio”



 
CHI E' SERGIO SAIA?
• È un ricercatore e docente universitario, assegnista di ricerca presso il Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali (CREA - CI, sede di Vercelli)
•    È un ricercatore e docente universitario, assegnista di ricerca presso il Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali (CREA - CI, sede di Vercelli) del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA)
• È autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e divulgative.
  (https://publons.com/author/1314606/sergio-saia)
• È academic editor della rivista Plos One e revisore per diverse riviste specialistiche del settore (https://publons.com/author/1314606/sergio-saia)



CONCLUSIONI

 

VANTAGGI DEL BIO

  1. Meno residui di pesticidi (ma per la salute non fa  differenza col convenzionale, sono in generale sicuri entrambi i sistemi)
  2. Frutti più gustosi (ma non più nutrienti dei convenzionali) perché vengono raccolti più tardi
  3. I metodi Bio inquinano meno il suolo - ma non sempre, vedi l'uso del rame - e hanno la funzione di preservare i paesaggi agricoli che con i metodi intensivi andrebbero scomparendo
  4. a fare la differenza nel gusto sono più le condizioni agro-climatiche che l’utilizzo di letame (anziché i fertilizzante di sintesi)

 

I LIMITI DEL BIO

 

  1. Non è più nutriente del convenzionale. Non abbastanza, comunque, da giustificare vantaggi per la salute. Moltissimi nutrienti tra cui vitamina C, il calcio e il potassio non mostrano differenze statisticamente significative rispetto al convenzionale
  2. La superiorità nutrizionale di carne e latte Bio è limitata ad alcuni nutrienti (grassi, in particolare), ma non si tiene conto di una serie di variabili che  potrebbero annullare le differenze. Al netto di questo, una dieta varia compensa i possibili plus nutrizionali di carne e latte Bio
  3. LE RESE sono molto più basse del convenzionale. Se tutti ci convertissimo al Bio, bisognerebbe quasi raddoppiare le superfici coltivate. Con buona pace di boschi e foreste
  4. "I pesticidi nel BIO sono assenti, mentre nel convenzionale sono presenti a dose fatali per la salute", vanno salmodiando gli opliti del Bio. Falso. Anche il BIO usa fitofarmaci - tranne gli erbicidi - pur in misura inferiore al convenzionale. Ma BIO e convenzionale sono ampiamente sotto i limiti di legge, salvo qualche eccezione da entrambe le parti.
  5. Aggiungo alcuni inciampi del Bio: il ricorso al bollito refrain del “naturale”, carcere dal quale non si riesce ancora a evadere e qualche imbarazzante abbraccio con i principi pseudoscientifici di omeopatia e biodinamica

 

Bene il BIO sotto il profilo della maggiore salvaguardia ambientale -finchè resta un prodotto di nicchia -  ma quando diventa un marchio che rivendica un superiore valore nutrizionale, dovremmo prendere le distanze e librarci oltre le miserie delle appartenenze ideologiche. Quelle che titillano le corde emotive con sinfonie  nostalgiche e un po’ fané: “territorio”, “paesaggi custoditi”, “naturale”, “bellezza”, “bontà”, “assenza di residui chimici” e additano l’agricoltura tradizionale come fonte maligna di tante sciagure. Una canzone stonata che non vorremmo orecchiare più.

APPROFONDIMENTI

Per una valutazione tecnica del metodo BIO:
http://www.olioofficina.it/saperi/bio-bio/le-lobby-del-biologico.htm

L'ACCADEMIA DEI GEORGOFILI SUL BIO
http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=11348

 

 
 

BIBLIOGRAFIA

 

Am J Clin Nutr. 2009 Sep;90(3):680-5.

Nutritional quality of organic foods: a systematic review.

Dangour AD, Dodhia SK, Hayter A, Allen E, Lock K, Uauy R.

  

Am J Clin Nutr. 2010 Jul;92(1):203-10.

Nutrition-related health effects of organic foods: a systematic review.

Dangour AD, Lock K, Hayter A, Aikenhead A, Allen E, Uauy R.


Ann Intern Med. 2012 Sep 4;157(5):348-66.

Are organic foods safer or healthier than conventional alternatives?: a systematic review.


Br J Cancer. 2014 Apr 29;110(9):2321-6.
Organic food consumption and the incidence of cancer in a large prospective study of women in the UnitedKingdom.


Br J Nutr. 2014 Sep 14;112(5):794-811.

Higher antioxidant and lower cadmium concentrations and lower incidence of pesticide residues in organically grown crops: a systematic literature review and meta-analyses.

 

Br J Nutr. 2016 Mar 28;115(6):994-1011.

Composition differences between organic and conventional meat: a systematic literature review and meta-analysis

Br J Nutr. 2016 Mar 28;115(6):1043-60.

Higher PUFA and n-3 PUFA, conjugated linoleic acid, α-tocopherol and iron, but lower iodine and selenium concentrations in organic milk: a systematic literature review and meta- and redundancy analyses.


Report for the Food Standards Agency

Comparison of composition (nutrients and other substances) of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review of the available literature

http://multimedia.food.gov.uk/multimedia/pdfs/organicreviewappendices.pdf

Comparison of putative health effects of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic reviewReport for the Food Standards Agency

http://www.synabio.com/doc/synabio-doc-208.pdf

 
http://www.nature.com/news/food-for-thought-1.15552

 
http://blogs.nature.com/news/2014/07/study-finds-organic-produce-is-more-nutritious.html

  

http://www.altroconsumo.it/alimentazione/prodotti-alimentari/news/prodotti-bio

http://tna.europarchive.org/20100929190231/http://www.food.gov.uk/healthiereating/

Dario Bressanini- PANE E BUGIE-  CHIARELETTERE, 2010