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  a cura di Orazio Paternò
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RENDIAMO GRAZIE A BIO…?

 

Nell’allegro mondo delle mode alimentari, quando c’è di mezzo il BIOLOGICO, qualsiasi critica è tacciata di reato di lesa maestà mentre ogni suo prodotto è accolto come un atto apostolico. 

C’è un clamoroso malinteso che ruota attorno al biologico ed è quello che confonde la qualità del processo produttivo (certamente dotato di pregi) con gli esiti sul profilo nutrizionale e salutistico dei prodotti. Attribuendo al biologico un valore di rango assoluto e ambizioni salutistiche sovradimensionate.

Dall’altra parte si mettono pregiudizialmente i sigilli all’agricoltura tradizionale, liquidata come un massiccio sberleffo al nostro benessere a causa dei presunti alti livelli di fitofarmaci e bassi tassi nutrizionali.

Accuse asteniche, senza nessun confronto di marca scientifica. Solo la pedante retorica del mangiare sano-giusto-BIO.

Ma passare una mano di bianco sulle evidenze della scienza significa solo giocare furbescamente ad elevare il tasso emozionale. Per affratellare i consumatori in una fede monoteistica e costruita sulle ubbie verso le colture tradizionali.

Cerchiamo di svaporare questa foschia polemica senza farci contagiare dal virus del pregiudizio.

Come detto poc’anzi, delle differenze con l'agricoltura tradizione ci sono, più o meno marcate e allacciate al processo produttivo. Ma quando calchiamo i sentieri dei valori nutrizionali si srotolano quelle paludose sabbie mobili del mito…

  

 
Nonostante un prezzario da gioielleria, il marchio BIO sta certamente godendo di ottima salute commerciale (giro d’affari di 2.6 miliardi nel 2014, + 8% rispetto al 2013 –adnkronos-), lo testimonia la crescente anagrafe di prodotti. E vanta un seguito dal sapore para-religioso. Dunque l'etichetta BIO come marchio assoluto di credibilità e di salvezza? Mentre l'agricoltura tradizionale sarebbe un format nocivo su cui riversare le nostre riserve di bile?

Il dibattito “biologico contro convenzionale” si è collocato per diverso tempo nel tramestio delle opinioni. Le effemeridi scientifiche hanno sempre pubblicato sul tema, comprese delle rassegne non sistematiche che facevano ricorso al vecchio approccio selettivo del cherry picking: raccogliere solo gli studi conformi alle proprie opinioni.

Per fare un confronto sereno sugli effettivi valori nutrizionali e di fitofarmaci presenti nel biologico e nel tradizionale, la Food Standard Agency (FSA), l’agenzia britannica per la sicurezza alimentare,  ha commissionato due rassegne sistematiche sull’argomento. Col nobile intento di stendere un rapporto aggiornato e indipendente, che evadesse dalla discussione da bar dei supporter per appartenenza di maglia

 

 

RASSEGNA N.1 commissionata dalla FSA

(Food Standards Agency)

BIO/CONVENZIONALE e VALORI NUTRIZIONALI

 

È più nutriente il biologico o il convenzionale? Escluse le ricerche relative alla presenza di pesticidi e fungicidi. Valutato solo l’aspetto nutrizionale. Presi in esame tutti gli articoli pubblicati tra il 1958 e il 2008. Partendo dalla mole di 52.417 studi, nelle mani dei ricercatori restano 292 possibili pubblicazioni rilevanti per lo studio. Ad un secondo setaccio, ne sono sopravvivono 162. Ad un ultimo passaggio, 55. Si è riuscito ad analizzare solo 23 sostanze per le quali si sono trovati dati sufficienti per un’elaborazione statistica.

 

RISULTATI:

  1. Per 16 delle 23 categorie di sostanze analizzate non ci sono prove che esista una differenza tra BIO e CONVENZIONALE. Le 16 sostanze sono: vit. C, calcio, fosforo, potassio, solidi solubili totali, acidità, rame, ferro, nitrati, manganese, ceneri, proteine specifiche, sodio, carboidrati, beta carotene e zolfo
  2.  I prodotti BIO hanno mostrato livelli significativamente più alti di zuccheri, magnesio, zinco, materia secca, composti fenolici e flavonoidi
  3. Dunque moltissimi nutrienti tra cui vitamina C, il calcio e il potassio non mostrano differenze statisticamente significative nelle due tipologie di prodotti
  4. Questi risultati sono relativi all’analisi di tutti i 162 articoli
  5. Se utilizziamo gli articoli di alta qualità le categorie di nutrienti che non mostrano differenze sale da 16 a 20 (su 23). Il CONVENZIONALE conferma dati diversi sui livelli di azoto (maggiori nel convenzionale), mentre nel BIO si registrano soltanto livelli più alti di fosforo e di acidità. L’azoto in più del convenzionale si giustifica con l’utilizzo di fertilizzanti di sintesi. Di contro, le piante biologiche, avendo meno azoto non potendo utilizzare prodotti di sintesi, sono meno efficienti nella sintesi proteica. Quindi un frumento biologico, meno ricco di glutine, rende più difficile la panificazione. La maggiore acidità del BIO, rende conto di una raccolta ad uno stadio più avanzato di maturazione e dunque di una maggiore gustosità dei prodotti.
  6. Il BIO mostra risultati più incoraggianti man mano che ci si allontana dagli studi metodologicamente più validi
  7. PRODOTTI DI ORIGINE ANIMALE (carne, uova, latte…). Ad un’analisi comprensiva di studi di alta e bassa qualità il BIO vince sui contenuti di acidi grassi polinsaturi, acidi grassi trans (piccole differenze) e acidi grassi (non specificati). Considerati i lavori migliori, le differenze scompaiono ancora.
  8. In ogni caso non esiste prova che una dieta più ricca di quelle sostanze in cui il BIO si distingue possa portare benefici in chi conduce già una dieta variata
  9. CONCLUSIONE: il BIO non è più nutriente del CONVENZIONALE

 

 
RASSEGNA N.2 commissionata dalla FSA 

(Food Standards Agency)

BIO e SALUTE

 

Indagati gli effetti sulla salute derivanti dal consumo BIO. Degli 11 articoli scelti perché sottoposti alla peer review, solo 3 si sono salvati dal setaccio per criteri di qualità minima stabiliti anche per la prima rassegna.

La dichiarazione testuale: evidence is lacking for nutrition-related health effects that result from the consumption of organically produced foodstuffs”. Insomma, nonostante la limitata disponibilità di dati, i prodotti BIO non mostrano ancora prove di maggior beneficio sulla salute rispetto al convenzionale.

Queste importanti ricerche sono targate 2009 e 2010. L’opera di scioglimento della patina mitologica del BIO prosegue negli anni successivi…

 

ALTRE RICERCHE

 

Nel 2012, la rivista Annals of Internal Medicine pubblica una review che conferma il sostanziale pareggio nutrizionale tra biologico e convenzionale, mentre attribuisce al biologico il merito di ridurre l’esposizione ai pesticidi e ai batteri antibiotico-resistenti

  
Nel 2014 il British Journal of Cancer dimostra che gli alimenti BIO non riducono il rischio di cancro. Pubblicati i risultati con numeri di tutto rispetto. Si tratta di uno studio prospettico su 623.080 donne inglesi di mezza età seguite per 9 anni, monitorando i casi di cancro. Le donne che consumavano prevalentemente alimenti di origine organica (BIO) non hanno dimostrato un rischio più basso di sviluppare un tumore rispetto alle stesse che portano a tavola cibi convenzionali.

L’incidenza totale di tumori si è rivelata del tutto sovrapponibile nei due gruppi: uno composto da donne che dichiaravano di consumare “sempre o spesso” alimenti biologici, altre del tutto lontane da essi. Esaminando i risultati dei 16 tipi di cancro analizzati, tra le donne che consumavano più spesso alimenti biologici è stato riscontrato un lieve aumento delle nuove diagnosi di tumore al seno e una riduzione del linfoma non-Hodgkin. Ma nessuno di questi risultati, al momento, può essere spiegato attraverso un nesso di causa-effetto con la dieta.

Nel 2014 si pronuncia a favore del biologico una metanalisi di 343 lavori (anni 1992-2011), sottoposti a  peer review e pubblicata sul British Journal of Nutrition. Gli studiosi attribuiscono al BIO un contenuto maggiore di antiossidanti polifenolici (flavoni, flavonoli, antiocianine…) e una riduzione del rischio di malattie croniche, inclusi alcuni tipi di tumore. Mangiare biologico migliorerebbe anche del 40% l’introduzione di antiossidanti, dicono i ricercatori della rivista scientifica inglese.

A distanza di un mese, la smentita su Nature. Lo studio di Barański M. et al. avrebbe tenuto in considerazione anche studi di bassa qualità ed esibirebbe problemi di metodo e analisi, dice Dangour a Nature. 

A stretto giro di ruota, i commenti di altri eminenti studiosi. Richard Mithen, ricercatore nutrizionale presso l’Institute of Food Research in Norwich, (Gran Bretagna) ha dichiarato in un documento che non c’è prova che le piccole differenze rilevate nei livelli di antiossidanti possano rappresentare un vantaggio per la salute pubblica. E Tom Sanders, scienziato nutrizionista al King’s College di Londra dice che non c’è nulla di nuovo nello studio e che continuano a mancare differenze significative nutrizionali tra biologico e convenzionale

Settembre 2015, la rivista Altroconsumo (www.altroconsumo.it) si assume l’onere di sottoporre un centinaio di prodotti ortofrutticoli a test di laboratorio alla ricerca delle più significative differenze nutrizionali tra alimenti BIO e convenzionali. Sotto la lente pere, pesche, mele, kiwi, fragole ma anche pomodori, carote, patate.

Mediamente, il vario assortimento di vitamine, antiossidanti e sali minerali è risultato comparabile tra BIO e convenzionale. Nessuna superiorità del primo rispetto al secondo. Anzi, le fragole tradizionali hanno mostrato un maggiore contenuto di fosforo e potassio. Mentre altre ricerche erano giunte alla conclusione opposta. Prosegue la rivista: “Dati, questi, che confermano quanto già messo nero su bianco nelle conclusioni di alcuni studi. Cioè che a influenzare maggiormente il contenuto di nutrienti di un prodotto non sarebbe tanto il metodo di coltivazione quanto le caratteristiche genetiche della pianta, il tipo di suolo su cui è cresciuta, le variazioni climatiche, le condizioni di trasporto e quelle di conservazione, ed eventualmente le trasformazioni cui l’alimento è sottoposto”

L’inchiesta di Altroconsumo, in merito ai FITOFARMACI:

“Anche sui pesticidi le nostre analisi non lesinano sorprese. È vero che confermano che nei prodotti convenzionali c’è una maggior presenza di residui di fitofarmaci. Ma — udite udite — le concentrazioni rilevate risultano di gran lunga inferiori, fino a cento volte!, ai limiti di legge (che sono già di per sé cautelativi per la salute).

Meno nitrati nelle carote non bio

“Un altro risultato imprevedibile e sorprendente proviene dalle analisi dei nitrati nelle carote. Il tenore medio di questo contaminante nelle carote bio è risultato doppio rispetto a quello delle carote tradizionali. Fatto strano, visto che questi composti chimici, potenzialmente pericolosi, in teoria dovrebbero essere perlopiù rintracciabili in ortaggi provenienti da agricoltura tradizionale, tipicamente nelle verdure a foglia verde (spinaci, lattuga, coste...). Insomma, quando si parla di bio le previsioni vengono spesso smentite dai fatti. Per inciso, succede anche con i prezzi: al supermercato il bio costa di più che nei negozi specializzati”

BIO e salute

Per chiudere la sua inchiesta, Altroconsumo mette a confronto gli studi sui presunti benefit salutistici derivati dal consumo del biologico rispetto al tradizionale. La partita si conclude con un  pareggio tra bio e convenzionale:

I prodotti biologici non hanno un’influenza positiva sulla salute dei consumatori. Chi sceglie il bio per motivi salutistici, sappia che spende di più per una ragione infondata”

Se i maggiori (ma ampiamente sotto i limiti di legge) residui di pesticidi dei prodotti tradizionali spaventano comunque, basta adottare la filiera di abitudini buona per tutte le stagioni:

variare-lavare-sbucciare e cuocere

 

TRATTO DA: Altroconsumo.it

TRATTO DA: Altroconsumo.it

TRATTO DA: Altroconsumo.it

TRATTO DA: Altroconsumo.it

 

CONCLUSIONI

 

VANTAGGI DEL BIO

  1. meno residui di pesticidi
  2. frutti più gustosi (ma non più nutrienti dei convenzionali) perché vengono raccolti più tardi
  3. i metodi Bio inquinano meno il suolo e hanno la funzione di preservare i paesaggi agricoli che con i metodi intensivi andrebbero scomparendo
  4. a fare la differenza nel gusto sono più le condizioni agro-climatiche che l’utilizzo di letame anziché di fertilizzante chimico

 

I LIMITI DEL BIO

 

  1. Non è più nutriente del convenzionale. Non abbastanza, comunque, da giustificare vantaggi per la salute. Moltissimi nutrienti tra cui vitamina C, il calcio e il potassio non mostrano differenze statisticamente significative rispetto al convenzionale
  2. I pesticidi nel BIO sono assenti, mentre nel convenzionale sono presenti a dose fatali per la salute. Falso. Anche il BIO usa fitofarmaci, anche se in misura inferiore al convenzionale. Ma BIO e convenzionale sono sotto i limiti di legge, salvo qualche eccezione da entrambe le parti.
  3. Aggiungo io, alcune inciampi del BIO: il ricorso al bollito refrain del “naturale”, carcere dal quale non si riesce ancora a evadere e qualche imbarazzante abbraccio con i principi pseudoscientifici di omeopatia e biodinamica

 
Bene il BIO sotto il profilo della maggiore salvaguardia ambientale, ma quando diventa un marchio che rivendica un superiore valore nutrizionale, dovremmo prendere le distanze e librarci oltre le miserie delle appartenenze ideologiche. Quelle che titillano le corde emotive con sinfonie  nostalgiche e un po’ fané: “territorio”, “paesaggi custoditi”, “naturale”, “bellezza”, “bontà”, “assenza di residui chimici” e additano l’agricoltura tradizionale come fonte maligna di tante sciagure. Una canzone stonata che non vorremmo orecchiare più.

 

Per una valutazione tecnica del metodo BIO:

http://www.olioofficina.it/saperi/bio-bio/le-lobby-del-biologico.htm


 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Am J Clin Nutr. 2009

Nutritional quality of organic foods: a systematic review.

Dangour AD, Dodhia SK, Hayter A, Allen E, Lock K, Uauy R.

  

Am J Clin Nutr. 2010

Nutrition-related health effects of organic foods: a systematic review.

Dangour AD, Lock K, Hayter A, Aikenhead A, Allen E, Uauy R.

 
Ann Intern Med. 2012

Are organic foods safer or healthier than conventional alternatives?: a systematic review.

Smith-Spangler C, Brandeau ML, Hunter GE, Bavinger JC, Pearson M, Eschbach PJ, Sundaram V, Liu H, Schirmer P, Stave C, Olkin I, Bravata DM.

 
Br J Cancer. 2014

Organic food consumption and the incidence of cancer in a large prospective study of women in the UnitedKingdom.

Bradbury KE, Balkwill A, Spencer EA, Roddam AW, Reeves GK, Green J, Key TJ, Beral V, Pirie K; Million Women Study Collaborators

Br J Nutr. 2014

Higher antioxidant and lower cadmium concentrations and lower incidence of pesticide residues in organically grown crops: a systematic literature review and meta-analyses.

Barański M, Srednicka-Tober D, Volakakis N, Seal C, Sanderson R, Stewart GB, Benbrook C, Biavati B, Markellou E, Giotis C, Gromadzka-Ostrowska J, Rembiałkowska E, Skwarło-Sońta K, Tahvonen R, Janovská D, Niggli U, Nicot P, Leifert C

 
http://www.nature.com/news/food-for-thought-1.15552

 
http://blogs.nature.com/news/2014/07/study-finds-organic-produce-is-more-nutritious.html

  
1) Comparison of composition (nutrients and other substances) of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic review of the available literature

Report for the Food Standards Agency

http://multimedia.food.gov.uk/multimedia/pdfs/organicreviewappendices.pdf

2) Comparison of putative health effects of organically and conventionally produced foodstuffs: a systematic reviewReport for the Food Standards Agency

http://www.synabio.com/doc/synabio-doc-208.pdf

 
Dario Bressanini- PANE E BUGIE-  CHIARELETTERE, 2010

http://www.altroconsumo.it/alimentazione/prodotti-alimentari/news/prodotti-bio

http://tna.europarchive.org/20100929190231/http://www.food.gov.uk/healthiereating/

 

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/tendenze/2015/01/08/cresce-mercato-bio-italia-nel-vale-oltre-miliardi_hJOiHCDDD1AxOkNn4R7usI.html