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 a cura di Orazio Paternò
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ASPARTAME: A CHE PUNTO SIAMO

 

INTRODUZIONE

Alle porte di un’estate che ha dato l’ennesimo abbrivio alle comparsate oramai fritte e bollite delle gattopardesche diete di tendenza da dimagrimento-deperimento last minute, restiamo nell’ambito alimentare -reparto edulcoranti- per occuparci di un protagonista di animati dibattiti e velenose polemiche che hanno animato lo scenario alimentare degli ultimi 30 anni: l’aspartame. Si parlerà delle accuse di cancerogenicità e neurotossicità legate ai due metaboliti del metanolo contenuto nel celeberrimo dolcificante: l’acido formico e la formaldeide. Accuse mosse sin dalla prima apparizione in commercio dell’aspartame e poi smentite dai maggiori organismi mondiali che si occupano di sicurezza alimentare: FDA, EFSA, CDC, NCI. Controversia risolta? No, perché tra il 2005 e il 2010 entra in scena il Dott. Soffritti della Fondazione Ramazzini i cui studi rimettono in dubbio la sicurezza dell’aspartame. Un conflitto tutto interno alla scienza, su cui si addensa l’ombra di possibili interessi industriali.

Buona lettura!

LA STORIA

 

Fin dalla sua introduzione, i mass media hanno riferito di un potenziale rischio di cancro legato al consumo di aspartame, che ha contribuito a minare il senso pubblico della sicurezza. Oggi l’aspartame è di nuovo alla ribalta. Come negli anni ’70, poi negli anni ’80, ’90, 2000, 2010…ogni decade ha messo il popolare dolcificante sotto la lente d’ingrandimento per cercare di dirimere quell’endemica controversia che campeggia al confine tra aneddotica e scienza, ma anche all’interno stesso della ricerca nella forma dell’asciutto quesito: l’aspartame fa male?

Il dolcificante più popolare del pianeta, in cima alla classifica degli edulcoranti più commercializzati (presente in 6000 prodotti alimentari, ma anche in alcuni farmaci) ha una storia che parte da lontano. Teatro: l’America. Attori protagonisti: una multinazionale (la Monsanto), un suo alto dirigente (Donald Rumsfeld), un organismo statale di controllo della sicurezza alimentare (FDA, la Food and Drug Administration) e il suo direttore, Arthur Hull Hayes piazzato da Reagan e amico di Rumsfeld. E infine, un presidente, Ronald Reagan. Comprimari: gli studi del Dott. Soffritti della Fondazione Ramazzini di Bologna; l’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza alimentare. E una trasmissione di giornalismo d’inchiesta, Report.

  

 
 

Il palcoscenico si apre negli anni ’70 con la proposta di commercializzare questo dolcificante (200 volte più potente del saccarosio, lo zucchero da cucina, e codificato con la sigla E 951) scoperto per caso nel 1965 nell’ambito della ricerca di un farmaco antiulcera. La FDA, dopo una prima autorizzazione, nel 1974 ne sospende l’utilizzo commerciale perché vuole vederci chiaro, ma nel 1980 un'inchiesta pubblica conclude che non ci sono dati sufficienti per confermare il legame tra aspartame e tumori al cervello osservati nei ratti. Nonostante ciò l’FDA nega una nuova autorizzazione in attesa di ulteriori dati. Siamo nel 1981. L’aspartame viene improvvisamente approvato e commercializzato. L’autorità sanitaria americana certifica che l’aspartame è sicuro per il consumo umano. Ma soltanto dopo 7 anni di polemiche, rapporti scientifici, inchieste. Le malelingue vedono nel suo sdoganamento l’azione congiunta dell’influenza di Ronald Reagan sulla FDA tramite il suo uomo Hayes e l’amicizia di quest’ultimo con tale Donald Rumsfeld (redivivo durante l’amministrazione Bush Junior), dirigente della Searle Farmaceutica, poi acquistata dalla Monsanto, detentrice del brevetto dell’aspartame. Da allora l’aspartame ha collezionato tanti successi in campo commerciale quanti attacchi sulle sue presunte potenzialità tossiche per l’organismo. Da prontuario medico le accuse mosse: mal di testa, convulsioni, cecità,  cambiamenti cognitivi e comportamentali di lungo periodo fino a tumori al cervello, linfomi e leucemie.

  

 

 Quali sarebbero gli ingredienti imputati di simili nefandezze salutistiche? L’aspartame risulta costituito da due amminoacidi, l’acido aspartico e la fenilalanina più un alcol, il metanolo. Proprio i metaboliti di quest’ultimo, l’acido formico e la formaldeide, sarebbero alla base dei guai neurotossici e cancerogeni.

  

 

Dopo anni di altalene tra accuse e assoluzioni, arriviamo a tempi più recenti.

Già nel 2003 l’EFSA aveva espresso parere favorevole sull’aspartame ribadendone la sicurezza (articolo “Corriere della sera” 19/01/2003). 

Ma nel 2005 e nel 2006 suscita enorme clamore uno studio sperimentale che attacca di petto il re dei dolcificanti, minandone la credibilità. Pubblicata dal Dott Soffritti ( European Journal of Oncology, 2005 , Environ Health Perspect. 2006 Mar.; Ann NY Acad Sci Set. 2006) della Fondazione Europea Ramazzini, (FER), la ricerca viene condotta sui ratti da laboratorio e la conclusione pare dare tragicamente certezza alle voci che hanno tuonato per anni la presunta verità sull’aspartame: è cancerogeno, anche a livelli più bassi delle dosi internazionalmente raccomandate (50 mg/kg di peso negli U.S.A. e 40 mg/kg di peso in Europa), fatte le debite proporzioni ratto-uomo. Secondo la conclusione di Soffritti, gli effetti cancerogeni (linfomi e leucemie) inizierebbero già alla dose giornaliera di 20 mg/kg negli animali femmine, giusto la metà della dose giornaliera ufficialmente accettata in Europa. Lo scalpore della notizia trova subito eco in un gran numero di testate giornalistiche (“Il Manifesto" 17/07/2005, “Il Corriere della Sera”, 15/07/2006, “La Repubblica”, 15 Luglio 2005).

 

  

Soffritti e colleghi non si accontentano e con altri studi su topi e ratti da laboratorio muovono il dito nella piaga dei presunti danni ad opera dell’aspartame. Nel Giugno 2007 un’altra loro pubblicazione  rafforza la conclusione della precedente aggiungendo che, se l’esposizione all’aspartame viene estesa a tutta la vita a partire dal periodo fetale, gli effetti cancerogeni aumentano.  Tuttavia, sia il 20 Aprile 2007 che l’8 Maggio 2008, con una nota, l’FDA pubblica un esame dei dati dello studio Ramazzini (ERF) e conclude prendendone decisamente le distanze. Si criticano la metodologia e l’incompletezza dei dati forniti. La posizione dell’FDA è supportata anche dall’EFSA che conferma la sicurezza dell’aspartame e l’inutilità di rivedere le dosi precedentemente stabilite.

Sempre sul fronte pro-aspartame, Il Comitato Scientifico dell’Alimentazione umana (SCF) ha prodotto rassegne dei dati sull'aspartame nel 1997 e nel 2002. Nel 2006, il gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari, gli aromatizzanti, i coadiuvanti tecnologici e i materiali a contatto con gli alimenti (AFC) ha valutato uno studio a lungo termine sulla cancerogenicità dell'aspartame effettuato dall’ERF e pubblicato da Soffritti et al. nel 2005 e nel 2006. In base a tutte le informazioni desunte dallo studio dell’ERF, da altri studi recenti e da valutazioni precedenti, il gruppo AFC ha concluso che non vi erano motivi per rivedere l’ADI (quantità giornaliera accettabile) per l’aspartame (40 mg/kg di peso corporeo) precedentemente stabilito (EFSA, 2006). 

La sicurezza dell'aspartame è stata riaffermata anche negli Stati Uniti dal National Cancer Institute a seguito di un'indagine durata cinque anni su mezzo milione di persone, dalla quale non è emerso nessun aumento dell'incidenza di linfomi, leucemie e tumori del cervello


 

 Ma la crociata anti-aspartame di Soffritti continua, pervicacemente, e nel 2010 (Am J Ind Med. 2010) dimostra una aumento del tumore al fegato e ai polmoni nei ratti di entrambi i sessi e nei topi femmine se esposti ad alte dosi di aspartame per tutta la vita. Parallelamente, nello stesso anno, un altro studio condotto tramite questionario alimentare su un campione vastissimo di donne danesi (quasi 60.000) e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, Halldorsson et al. (2010) suggerisce un'associazione tra il consumo di bibite zuccherate artificialmente (tra cui aspartame) e aumento del rischio di parto prematuro. Questi ultimi due studi hanno sollecitato l’EFSA ad indagare su una possibile revisione delle dosi accettate di dolcificanti. Tuttavia,  nel complesso, l'EFSA ha concluso che le informazioni disponibili dagli studi di Soffritti et al.(2010) e Halldorsson et al. (2010) non danno motivo per riconsiderare le precedenti valutazioni di aspartame o di altri dolcificanti autorizzati nell'Unione europea.

Gli argomenti ispiratori della stroncatura sono di ordine metodologico e possono essere consultati al link: http://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/2089.htm

 

 
Dall’Italia arrivano ulteriori smentite sulle responsabilità cancerogene dell’aspartame e saccarina. Nuovi dati sul ruolo dei dolcificanti non calorici correlati al rischio di diversi tumori comuni sono stati presi in esame da una rete integrata di studi caso-controllo, condotti in Italia fra il 1991 e il 2008. Secondo la relazione del professor La Vecchia, epidemiologo dell'Istituto Mario Negri, presentata a Roma in un simposio nel Gennaio 2012 (lo studio relativo era stato pubblicato su Ann. Oncol nel 2007) , l'aspartame non è cancerogeno come si era invece detto in passato. Il professore ha preso in esame più di 7000 pazienti affetti da tumori alla faringe, esofago, colon, retto, laringe, seno, ovaio, prostata e rene in rapporto al consumo dei due dolcificanti. Nel 2009, La Vecchia e colleghi avevano ulteriormente esteso la ricerca ai tumori di stomaco, pancreas ed endometrio presumibilmente collegati a saccarina e aspartame. Pubblicata su Cancer Epidemiol Biomarkers Prev., ha dato esito negativo: aspartame ancora salvo…? Non proprio. Una famosa trasmissione di giornalismo d’inchiesta vuole vederci chiaro, indaga e…

 

L’ASPARTAME IN TV

 

29 Aprile 2012 e anche il giornalismo di inchiesta di Report si occupa di aspartame nella puntata dal titolo: “Dolce è la vita”.

L’inchiesta comincia dal 1981, quando gli Stati Uniti danno un secondo ok alla vendita dopo una sospensione del prodotto dal mercato. L’anno dopo anche l’Italia autorizza. La giornalista incaricata parte proprio dal Ministero della Salute e va a chiedere di vedere quegli studi in base ai quali è stata concessa l’autorizzazione a commercializzare quello che da 30 anni è il dolcificante più diffuso al mondo. Ma, ahimè, la documentazione non c’è. Forse perché, spiega il direttore generale della sicurezza e degli alimenti del Ministero, “…la documentazione, tutti gli atti che si concludono, dopo dieci anni possono essere archiviati e addirittura, secondo una procedura amministrativa, possono essere distrutti”. Ma non ne è certo. Sta di fatto che le prove non ci sono. La giornalista comincia a scavare nelle procedure metodologiche, scoprendo che in un esperimento sui ratti nutriti con aspartame e che doveva indagare sull’incidenza dei tumori nel cervello si legge: “solo a pochi animali venne effettuato l’esame istologico di tale organo”. E ancora: “Un certo numero di topi venne perso per autolisi (ovvero decomposti) o perché scomparsi”. Secondo la giornalista tutti gli studi successivi si fondavano su questi, attualmente irrintracciabili perché sepolti in archivi se non addirittura inceneriti perché “prescritti”. A favore dell’aspartame si schierano varie autorità sanitarie mondiali, tra cui dieci pareri del comitato scientifico per l’alimentazione umana dell’Unione Europea e due pareri dell’EFSA. E chi ha realizzato quegli studi sulla base dei quali le autorità sanitarie di tutto il mondo hanno considerato sicuro l’aspartame? L’azienda che l’ha inventato e che aveva tutto l’interesse a commercializzarlo, la Searle, poi Monsanto.

 

Tra i comportamenti risultati sospetti dall’inchiesta ci sarebbe anche uno studio che la Food and Drug Administration aveva ignorato. A sette giovani scimmie fu fatto bere latte con aggiunta di aspartame per un anno. Cinque furono colpite da crisi epilettiche gravi. E una delle scimmie morì nel corso dell’esperimento. Incredibilmente alla scimmia non fu fatta l’autopsia. Si legge infatti nel lavoro che “la causa della morte non fu determinata”. Le conclusioni della ricerca minimizzavano i gravi effetti sulle scimmie trattate con medio e alto dosaggio di aspartame, mentre spostavano l’attenzione sulle scimmie trattate a basse dosi che non avevano avuto reazioni particolari. Il dottor Waisman, lo scienziato che lo gestiva, era un ricercatore conosciuto a livello mondiale e il referto degli studi è stato presentato con la sua firma. Sfortunatamente però, lui era morto prima della conclusione dei test e non poteva quindi essere stato coinvolto nella stesura del testo o nell’analisi dei dati. A portare a termine la ricerca furono in realtà due ricercatori dipendenti della Searle.

 

 Nel 1975 si avviano altre indagini sull’aspartame e gli investigatori della FDA scoprono numerose irregolarità negli studi condotti dalla stessa Searle per valutare la cancerogenicità del dolcificante sui topi. Tra le vere e proprie manomissioni troviamo che in alcuni topi furono rimossi dei tumori, ma gli animali vennero reinseriti nello studio. Alcuni animali vennero dichiarati morti, ma indicazioni successive, effettuate a distanza di tempo, indicano che gli stessi animali erano ancora vivi. Molti tessuti si decomposero prima che venisse effettuata l’analisi post-mortem. Ognuna di queste aberrazioni sarebbe sufficiente a negare la validità di uno studio pensato per valutare la sicurezza di un additivo alimentare…Insomma, un quadro poco rassicurante, dato che le ricerche in questione sono quelle che hanno dato il via libera all’aspartame. La FDA chiede l’apertura di un’inchiesta, ma il procuratore capo che se ne deve occupare non solo traccheggia per mesi, ma ad un certo punto molla tutto e passa a lavorare per lo studio legale della Searle. Lo seguirà di lì a poco il procuratore capo nominato al suo posto, William Conlon. L’indagine giudiziaria naufraga. La Food and Drug Administration istituisce una commissione d’inchiesta interna formata da tre autorevoli esperti che all’unanimità votano contro l’approvazione del dolcificante. Arrivano a definire uno degli studi “sconcertante”. Eppure un anno più tardi entrerà in commercio. E’ il 1981 ed è entrata in scena la trimurti Reagan-Heyes-Rumsfeld.

Reagan sostituisce il commissario dell’FDA, nominando Arthur Hayes. Il quale decide di rivalutare le ricerche ignorando tutte le investigazioni precedenti. Incredibilmente, chiede alla Searle di finanziare quell’indagine. E sarà quella decisiva. Ovviamente la conclusione di questa indagine dove il controllore è anche il controllato è scontata: l’aspartame è sicuro. Lo scrivono gli esperti, pagati dalla Searle. Considerati molto più credibili di tutti gli altri dal nuovo commissario Hayes, nominato da Reagan. Che conosce molto bene l’amministratore delegato della Searle, Donald Rumsfeld. Il quale, per un certo periodo, mantiene due incarichi: rappresentante USA per il Medio Oriente e amministratore delegato della Searle. L’aspartame diventa rapidamente l’additivo più fortunato nella storia dell’alimentazione umana. Dal giorno in cui il commissario Arthur Hayes gli ha dato il via libera. Due anni dopo Hayes lascia l’agenzia, subito dopo avere approvato l’aspartame anche per le bevande dietetiche. Successivamente diventa consulente scientifico presso l’azienda di pubbliche relazioni della Searle. Ma non è il solo. Ci sono stati sette consulenti chiave che lavoravano all’FDA e che avevano preso decisioni cruciali per l’aspartame, e infine sono finiti in varie aziende collegate all’aspartame.

“Da allora”, dice Erik Millstone, Prof. Di Politiche della Scienza all’Università del Sussex, “tutti gli stati del mondo che hanno approvato l’aspartame si sono basati sugli studi iniziali finanziati dal produttore. Dopo l’entrata in commercio di questo dolcificante, ci sono stati altri studi intermedi, ma fino all’arrivo della ricerca dell’Istituto Ramazzini, nessuno aveva indagato sul cancro.”

L’istituto Ramazzini di Bologna nel 2005 pubblica il primo studio sui ratti secondo il quale l’aspartame è un agente cancerogeno. Alla trasmissione Soffritti dichiara: “Dal primo studio che noi abbiamo condotto, abbiamo riscontrato un aumento significativo dell’incidenza di linfomi e leucemie nelle femmine, oltre che un aumento significativo dei tumori delle pelvi renali, sempre nelle femmine. Per quello che riguarda invece i maschi, abbiamo riscontrato un aumento significativo, dose correlato, dell’incidenza dei tumori dei nervi cranici”. In un successivo esperimento è stato somministrato il dolcificante insieme alla dieta della madre, quindi a partire dalla vita fetale. L’effetto cancerogeno risulta evidente anche a dosi molto basse. In una ricerca pubblicata nel 2010, l’aspartame è stato somministrato a un’altra specie di roditori, il topo, sempre a partire dalla vita fetale. Lo studio ha evidenziato un aumento significativo dell’incidenza dei tumori del polmone e del fegato nei maschi. Soffritti spiega: “L’aspartame viene scisso nei suoi tre componenti che sono la fenilalanina, l’acido aspartico e il metanolo. Il metanolo viene assunto come tale dal tratto intestinale, trasferito al fegato e nel fegato viene metabolizzato a formaldeide ‹…›  che è cancerogeno”. Le principali forme di tumore indotte dall’aspartame nei ratti sarebbero i linfomi e le leucemie (tumori del sangue) già al 50% della dose giornalmente raccomandata che è di 40 mg/kg di peso corporeo. Consultato da Report, H.Kenigswald, Direttore Gruppo Esperti Additivi EFSA, dichiara che l’OMS aveva posticipato la valutazione dell’aspartame (fine anni ’70), dirimendo la questione a favore dell’additivo dopo aver ricevuto ulteriori informazioni. Pare, però, che le informazioni facessero capo a tre studi finanziati dalla Searle, il produttore di aspartame.

 

 Una delle critiche più ricorrenti allo studio di Soffritti è quella relativa alla durata degli esperimenti sugli animali: le linee guida imporrebbero di sacrificare gli animali raggiunti i due terzi della loro vita, mentre lo studio in questione si è protratto per tutta la vita degli animali.

Spiega Soffritti: “…noi manteniamo in vita gli animali fino alla loro morte spontanea che rappresenta per noi un principio chiave per la conduzione di questi esperimenti perché come noi non sacrifichiamo gli uomini all’età di 50-55 anni non si capisce perché dovremmo sacrificare gli animali che dovrebbero riprodurre, mimare la situazione umana, a 110 settimane di età che rappresenta i 2/3 della loro vita ‹…› Se lei considera che l’80% delle diagnosi per tumore, vengono fatte nell’uomo dopo l’età dei 55 anni, altrettanto nell’animale le diagnosi di tumori maligni vengono fatti nella terza parte della vita, non nei primi 2/3. Precisa Fiorella Belpoggi che c’è stata una revisione delle linee guida metodologiche internazionali circa la conduzione degli studi sugli animali: “I metodi sono stati rivisti e si è detto: per fare gli studi di cancerogenesi si comincia fra le 6 e le 8 settimane, che è come dire 15 - 18 anni in un uomo e si finisce a 104 settimane, si tronca l’esperimento e si sacrificano tutti gli animali”.

Prosegue Soffritti: “‹…› Secondo il modello sanitario mondiale, è come se noi cominciassimo a ingerire le sostanze chimiche soltanto dopo i 15 anni di età. E se queste sostanze causano il tumore che insorge verso i 60 anni, non lo possiamo sapere perché le cavie vengono sacrificate prima. ”. Precisa Fiorella Belpoggi che c’è stata una revisione delle linee guida metodologiche internazionali circa la conduzione degli studi sugli animali: “I metodi sono stati rivisti e si è detto: per fare gli studi di cancerogenesi si comincia fra le 6 e le 8 settimane, che è come dire 15 - 18 anni in un uomo e si finisce a 104 settimane, si tronca l’esperimento e si sacrificano tutti gli animali”.

 

 Rispetto alla critica che i tumori alla mammella sono piuttosto frequenti nei ratti, Soffritti risponde dicendo che “L’incidenza naturale dei tumori mammari maligni nel ratto, vanno da 8 a 10 percento. In questo caso noi abbiamo trovato un aumento della incidenza dei tumori maligni del 20 percento”. FDA ed EFSA rimarcano l’incompletezza e l’inaffidabilità dei dati dello studio Ramazzini. L’EFSA sottolinea anche la mancanza di volontà collaborativa da parte dello staff Ramazzini. Ma c’è chi rimanda le critiche al mittente, rivelando che la stessa EFSA annovera 11 dei suoi 20 scienziati esperti che hanno preso fondi per le loro ricerche dall’industria agro-alimentare o sono consulenti delle industrie agro-alimentari o dell’Ilsi (International Live Science Institute, uno dei gruppi di pressione sponsorizzato da multinazionali dell’agroalimentare o delle biotecnologie come McDonald’s, Coca Cola, Unilever e Monsanto). Come ciliegina sulla torta, pare che l’EFSA non abbia a disposizione i dossier originali dell’approvazione dell’aspartame. Insomma, un bel guazzabuglio.

Morale della favola, entro il prossimo settembre (2012), l'EFSA, sotto obbligo della commissione europea, dovrà rivalutare la sicurezza sull'aspartame. Resta il fatto che la metà degli scienziati EFSA lavorano per multinazionali (Nestlé, Danone, Coca Cola) che usano l’aspartame.

 

 
Conclusioni

L’aspartame nasce in una cornice di presunti interessi che triangolano tra la politica, una multinazionale e la FDA, l’agenzia americana che dovrebbe garantire la sicurezza di alimenti e farmaci. Sin dall’alba della sua introduzione verrebbero rilevati pesanti effetti collaterali associati al suo consumo, tra cui linfomi, leucemie e tumori al cervello. Tant’è che per otto anni la sua commercializzazione viene sospesa. Tra presunti trucchi ed inganni le ricerche a favore dell’aspartame, condotte dalla stessa ditta produttrice, hanno soppiantato qualsiasi contraddittorio scientifico sollevato nel corso di questi 30 anni. Comprese le ricerche dell’Istituto Ramazzini, considerate le più approfondite sulla correlazione tumore-aspartame. Pare che niente riesca a scalfire la credibilità e la sicurezza dell’aspartame ribadite dai maggiori organismi di Europa e America nel campo dei controlli alimentari: EFSA e FDA. Ma già il primo studio Ramazzini trova una vasta eco in rete (che già da anni denunciava l’aspartame) per approdare in tv con la trasmissione Report. Ora l’EFSA, sotto pressione della Commissione Europea, dovrà pronunciarsi a Settembre 2012 sulla sicurezza del famigerato dolcificante.

Il nostro giudizio. Come abbiamo sempre fatto, è la scienza ufficiale a rappresentare la nostra bussola. Ogni deroga significherebbe aprire le porte a tutto ciò che è anti-scientifico o para-scientifico. Ed ogni rimedio della nonna, terapia sciamanica, dieta del momento o diagnosi col terzo occhio reclamerebbero dignità di riconoscimento. In attesa di ulteriori chiarimenti si suggerisce di procedere secondo prudenza limitando al minimo il consumo di aspartame.

Appuntamento a Settembre!

  

 

 APPROFONDIMENTI

 

 

Tradotto in pratica, quanto aspartame si può assumere ogni giorno in rapporto al peso perché non sia pericoloso?

 

 

Peso

ADI

-dose giornaliera accettabile-

60 kg

2400 mg

70 kg

2800 mg

80 kg

3200 mg

 

 

 

Esempio di una persona di 60 kg che totalizzi 910 mg giornaliera di aspartame

 

Porzione alimento

2 lattine di bibita

2 yogurt

1 dessert senza zucchero

4 caffè

10 caramelle o gomme da masticare

 

Totale aspartame   910 mg

         

 

                                               Esempio di un bambino di 30 kg

                                         (dose giornaliera accettabile di 1200 mg)

 

Porzione alimento

4 bevande

2 yogurt

2 merendine

10 caramelle o gomme da masticare

 

Totale aspartame   1200 mg

 

 

E l’aspartame nelle etichette? C’è scritto quanto aspartame si trova nel prodotto?

No, perché la legge non lo prevede. La legge impone alle industrie solo i limiti di aspartame da aggiungere ai prodotti, ma non di dichiarare in etichetta quanto ne mettono. Per esempio, il limite delle bevande analcoliche à di 600 mg/L , dei dessert e prodotti analoghi è 1000 mg/Kg, degli snack salati à 500 mg/Kg, della frutta in scatola à 1000 mg/Kg, delle salse è 350 mg/Kg, dei prodotti di panetteria è 1700 mg/kg (Direttiva 94/35/CE).  Dunque per ora non possiamo sapere quanto aspartame c’è nella bibita o nello yogurt.

 

  Ricordiamo che l’aspartame è presente anche in più di 500 farmaci, molti dei quali pediatrici

 

 Tre  studi dell’istituto Ramazzini che hanno riaperto il caso sull’aspartame:

  1. aumento di linfomi e leucemie nelle femmine di ratto e dei tumori ai nervi cranici nei     maschi
  2. conferma dell’aumento di linfomi e leucemie nelle femmine, ma anche nei maschi.    Registrato anche un aumento di tumori alla mammella e della possibilità di sviluppare un tumore se l’esposizione all’aspartame è iniziata durante la vita fetale
  3. aumento dei tumori al fegato e ai polmoni nei ratti maschi

 

Le critiche della FDA allo studio Ramazzini

1.     La presenza di infezioni tra gli animali testati che avrebbero influenzato il risultato

2.     Considerando la recente e passata letteratura, non è stato trovato nessun collegamento tra aspartame e cancerogenicità

3.     La mancanza della documentazione completa relativa agli studi richiesta dall’EFSA

 

Assieme alla FDA, ci rassicurano sulla sicurezza dell’aspartame alcuni dei maggiori organismi di controllo dei farmaci: EFSA, NCI (National Cancer Institute), CDC (Center for Desease Control).

 

 

Il documento del NCI (National Cancer Institute) osserva che:

 

1.      L'incidenza complessiva dei tumori al  cervelloal sistema nervoso centrale  ha cominciato a salire nel 1973, 8 anni prima dell'approvazione dell'aspartame, e ha continuato ad aumentare fino al 1985.

2.     l'aumento dell'incidenza complessiva cancro al cervello si è verificato soprattutto nelle persone di età 70 e più anni, un gruppo che non è stato esposto alle più alte dosi di aspartame sin dalla sua introduzione

 

Cosa dice il CDC (Center for Desease Control) si esprime con una nota del 1984 circa in cui si valutavano i reclami dei consumatori pervenuti alla FDA sull'uso dell'aspartame:

 

  1. Nessuna chiara relazione di effetti collaterali legata all'aspartame. I sintomi riferiti sono lievi e generalmente diffusi nella popolazione. Alcune possibili spiegazioni comprendono: elevata sensibilità personale all'aspartame, suggestionabilità e, infine,  una possibile coincidenza con il consumo di aspartame
  2. La qualità e il tipo di prova che può essere ottenuta con un sistema di sorveglianza passiva non permette di stabilire se in definitiva i sintomi indicati sono o non sono causati dall'agente in questione
  3. Le informazioni attualmente disponibili, sulla base di dati con limitazioni come descritto nella relazione, indica una varietà di disturbi che sono generalmente di natura lieve. Anche se può essere che alcuni individui hanno una sensibilità inusuale al prodotto, questi dati non forniscono la prova dell'esistenza di gravi e diffuse conseguenze negative sulla salute legate all'uso di aspartame.
  4. Si auspicano ulteriori studi clinici per approfondire la questione 

Una rassegna di review che scagionano l’aspartame dalle accuse di tossicità, antifertilità e cancerogenicità

 

Review

Descrizione

Crit Rev Toxicol. 2007;37(8):629-727.

Aspartame: a safety evaluation based on current use levels, regulations, and toxicological and epidemiological studies

 

I consumi correnti sono risultati sempre al di sotto delle soglie stabilite dalla FDA (50 mg/kg) e dall’EFSA (40 mg/kg). Studi su topi, ratti, criceti, cani fino a 4000 mg/kg: nessun effetto collaterale. Studi epidemiologici sugli umani non hanno correlato all’aspartame nessun effetto neurotossico o cancerogeno. La revisione critica di tutti gli studi condotti sulla cancerogenicità dell'aspartame non ha trovato prove credibili che l'aspartame è cancerogeno.

NOTA: questa revisione degli studi principali sull’argomento è stata finanziata dalla giapponese Ajinomoto, il principale produttore mondiale di aspartame.

Ann Oncol. 2004 Oct;15(10):1460-5.

Artificial sweeteners--do they bear a carcinogenic risk?

 

Nessuna evidenza scientifica circa la cancerogenicità dell’aspartame

Regul Toxicol Pharmacol. 2002 Apr;

35(2 Pt 2):S1-93.

Aspartame: review of safety

 

La sua sicurezza è stata ulteriormente confermata attraverso studi in diverse sottopopolazioni umani, compresi i lattanti sani, bambini, adolescenti e adulti; individui obesi, diabetici, le donne che allattano, e gli individui eterozigoti (PKUH) per la malattia genetica fenilchetonuria (PKU) che hanno una ridotta capacità di metabolizzare l'aminoacido essenziale, la fenilalanina. L’aspartame è sicuro anche quanto a possibili problemi su: umore, comportamento, mal di testa e convulsioni.

JAMA. 1985 Jul 19;254(3):400-2.

Aspartame. Review of safety issues. Council on Scientific Affairs

 

Le evidenze disponibili suggeriscono che il consumo di aspartame da esseri umani è sicuro e non è associato a gravi effetti negativi sulla salute.

Arch Intern Med. 1989 Oct;149(10):2318-24.

Safety of long-term large doses of aspartame

 

Studio effettuato per 24 settimane su 108 individui tra i 18 e 62 anni, randomizzato, in doppio cieco e gruppo di controllo con placebo. La dose era di 75 mg/kg/dì (pari a 10 lt di bevande dolcificate con aspartame). Nessun effetto collaterale registrato.

Am Fam Physician. 1989 Feb;39(2):201-6.

Clinical safety of aspartame.

 

Aspartame sicuro anche ad alte dosi e somministrato a popolazioni speciali come i diabetici, fenilchetonurici eterozigoti e donne incinta

Int J Fertil. 1985;30(1):85-7.

Use of aspartame in pregnancy

 

Nessun effetto avverso per il consumo di aspartame in gravidanza

 

10 DICEMBRE 2013

L’EFSA DECIDE: L’ASPARTAME È SICURO

Ci siamo. C’è una sentenza che mette la parola fine ad una controversia che si trascina da decenni. Il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA ha preso in esame tutte le informazioni disponibili e, in seguito a un’analisi dettagliata, ha concluso che l’attuale dose giornaliera ammissibile (DGA) di 40 mg/kg di peso corporeo/die è in grado di tutelare la popolazione generale. La DGA non è tuttavia valida per i pazienti affetti dalla patologia denominata fenilchetonuria (PKU), che richiede la stretta osservanza di una dieta a ridotto tenore di fenilalanina (aminoacido).

A fronte di certi timori sollevati da nuovi studi, e prima ancora, dalla mitologia naturista-complottista,  oggi sappiamo finalmente che l’aspartame:

  1. non induce danni ai geni
  2. non induce il cancro (linfomi, leucemie, glioblastomi…)
  3. non induce danni al cervello
  4. non induce parti prematuri
  5. la fenilalanina derivata dall’aspartame non induce danni al feto, stante la DGA corrente (fatta eccezione per le donne affette da PKU, fenilchetonuria). I soggetti affetti da PKU non hanno dimostrato affetti avversi per la salute sommando dosi quotidiane di aspartame ai limiti consigliati (ADI, 40 mg/kg/die) con la fenilalanina proveniente dalla dieta.
  6. i prodotti di degradazione dell’aspartame (fenilalanina, metanolo e acido aspartico) sono presenti naturalmente anche in altri alimenti (ad esempio il metanolo si trova nella frutta e nella verdura), ma il loro contributo all’esposizione complessiva tramite la dieta è basso
  7. la fenilalanina  i suoi livelli ematici nella popolazione sono normalmente 24 volte maggiori rispetto alla fenilalanina ematica accumulata assumendo la massima dose giornaliera accettata (ADI) che è di 20/mg/kg/die
  8. fenilalanina e gravidanza: nessun rischio per il feto sano o PKU eterozigote (meno sensibili alla fenilalanina degli individui con PKU) dall’esposizione alla fenilalanina derivata dall’assunzione di aspartame secondo l’ADI corrente
  9. l’acido aspartico viene convertito nel potente neurotrasmettitore, il glutammato, sospettato di neurotossicità. Tuttavia non si riscontrano effetti avversi per la salute alla dose massima accettata di aspartame (40 mg/kg/die)
  10. assoluzione anche per i livelli di metanolo (pari al 10% dell’aspartame assunto e idrolizzato), uno dei tre “famigerati” derivati dall’aspartame. Il metanolo è stato il componente più bersagliato dai detrattori dell’aspartame. Il metanolo è tossico, vero, ma solo in dosi estremamente elevate, come quelle riscontrabili in alcuni liquori distillati in casa. Inoltre il metanolo è presente o può essere rilasciato da alimenti quali frutta e verdura e viene anche prodotto naturalmente dall’organismo. Come spesso accade, è questione di quantità.
  11. gli studi  sull’assunzione orale di metanolo e sul suo possibile potenziale tumorale e di tossicità cronica sono limitati a topi e ratti. Complessivamente, il gruppo di esperti (Panel) ha  concluso che  questi studi siano inadeguati per concludere che il metanolo sia cancerogeno
  12. si accusava il metanolo di indurre Alzheimer e altre malattie neurodegenerative (come la sclerosi multipla) a causa del suo mortifero metabolita, la formaldeide, prodotto neurotossico. Si diceva che il passaggio metanolo-formaldeide nella frutta e nella verdura sarebbe impedito da due inibitori: l’etanolo e la pectina. Dopo una revisione degli studi tossicologici relativi a fenilalanina, acido aspartico e metanolo, compreso il suo metabolita formaldeide, l’analisi sugli effetti dose-risposta non hanno identificato problemi per la salute circa i metaboliti dell’aspartame. Inoltre un composto chimico come il metanolo viene gestito dal corpo sempre nello stesso modo, indipendentemente dalla fonte.
  13. quanto alla possibile tossicità del metanolo in gravidanza gli studi effettuati somministrando dosi orali pari a 4000-5000 mg/kg/die di metanolo non hanno dimostrato effetti avversi osservabili (NOAEL)
  14. Il gruppo di esperti ha calcolato che la quantità di metanolo assunta tramite la massima quantità giornaliera accettata di aspartame sia 140 inferiore al livello di metanolo capace di produrre effetti avversi osservabili (NOAEL). Stime prudenti conferiscono al metanolo da aspartame solo il 10% del metanolo assunto da tutte le altre fonti
  15. gravidanza: il limite di tossicità per feto e madre è stato messo sopra l’asticella dei 1000 mg/kg/die di aspartame. L’attuale ADI di aspartame (40 mg/kg/die) non apporta livelli di metanolo pericolosi durante la gravidanza.
  16. un altro dei metaboliti dell’aspartame, la diketopiperazina (DKP), è stato accusato di scatenare tumori al cervello. Il gruppo di scienziati dell’EFSA non ha trovato un solo studio che deponesse a favore di tale affermazione
  17. Lim et al., (2006) e Schernhammer et al. (2012) hanno suggerito, nei loro studi, una correlazione tra aspartame e cancro linfatico ed ematopoietico. Analizzando questi studi gli scienziati dell’EFSA hanno concluso, invece, che non esiste l’aumento del rischio per questi tumori assumendo aspartame. Oltre ad esibire degli studi deboli, come il lavoro pubblicato da Lim  
  18. studi suoi topi non hanno portato alla luce effetti avversi osservabili (NOAEL) in megadosi di 2000-4000 mg/kg/die. Solo a 5700 NOAEL si sono effetti tossici acuti

 

Bibliografia:

 

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 - Parere aggiornato in seguito a una richiesta della Commissione europea relativa al 2° studio ERF sulla cancerogenicità dell’aspartame, prendendo in considerazione i dati dello studio presentati dalla Fondazione Ramazzini nel febbraio 2009

http://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/1015.htm

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 - Parere del gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari, gli aromatizzanti, i coadiuvanti tecnologici e i materiali a contatto con gli alimenti (AFC) relativo a un nuovo studio a lungo termine sulla cancerogenicità dell’aspartame

- http://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/356.htm

-       http://www.cancer.gov/cancertopics/factsheet/Risk/artificial-sweeteners

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